Enslaved – Axioma Ethica Odini

4/5
Laddove “Ruun” (2006) poteva esser visto quale continuazione e affinamento di “Isa” (2004), “Axioma Ethica Odini” è la naturale prosecuzione del precedente “Vertebrae” (2008). Anche se forse non è del tutto così: nonostante le chiare affinità fra gli ultimi due album, è proprio a partire da “Isa” che gli Enslaved hanno messo a punto uno

Laddove “Ruun” (2006) poteva esser visto quale continuazione e affinamento di “Isa” (2004), “Axioma Ethica Odini” è la naturale prosecuzione del precedente “Vertebrae” (2008). Anche se forse non è del tutto così: nonostante le chiare affinità fra gli ultimi due album, è proprio a partire da “Isa” che gli Enslaved hanno messo a punto uno stile che non trova diretti paragoni, e che viene ulteriormente sviluppato disco dopo disco.

Così il nuovo parto del quintetto capeggiato da Grutle Kjellson e Ivar Bjørnson, unici superstiti della formazione originale, si differenzia solamente per alcuni tratti rispetto ai suoi diretti predecessori. E va bene così, poiché ormai la band ha trovato la sua ideale dimensione sonora, la quale riconduce ad un black metal pesantemente ‘alterato’ da influenze che guardano al progressive meno addomesticato e alla psichedelia più aspra. Un magma lavico che procede inesorabilmente, attraverso i più differenti passaggi, ora improntati all’epica del viking metal ora più rarefatti e lambenti i confini dell’ambient (cfr. il breve intermezzo “Axioma”).

Per la verità in “Axioma Ethica Odini” qualcosa di leggermente diverso c’è; si nota una più spiccata propensione al recupero di vecchie trovate che caratterizzavano i primi Enslaved: il break centrale di “The Beacon” è violentissimo e si avvicina al black metal propriamente detto, mentre la più lenta “Waruun” fa maggiormente leva sull’epicità dei cori e dell’insieme. La band non ha comunque paura di spingersi sempre più in là, anche se gradualmente e senza mai forzare la mano (difetto che in parte l’aveva penalizzata nella fase centrale della carriera): “Giants” esibisce un riff degno dei Black Sabbath, certificando che i norvegesi se la cavano benissimo anche con il doom, e quando si tratta di alleggerire le atmosfere ecco che appare la bellissima e multiforme “Night Sight”, basata sulla continua alternanza fra momenti atmosferici (che possono ricordare lontanamente gli Opeth) e improvvise accelerazioni metalliche. Fondamentale l’apporto vocale: l’alternanza fra voce ‘pulita’ e scream è ora perfetta, in grado di portare a esiti drammatici dal sicuro effetto; così, ad esempio, in tutta “Ethica Odini”, apripista del disco.

In rapporto alla loro qualità artistica, i dischi degli Enslaved sono persino sottovalutati, e temo che anche quest’ultimo non servirà ad allargare il loro pubblico, tuttora di nicchia anche per quanto riguarda l’ambito strettamente metal. In ogni caso per il sottoscritto questa è una delle opere dell’anno.

Stefano Masnaghetti

Condividi.