Protest The Hero Volition

protest-the-hero-volition-recensione 5/5
E’ quasi impossibile trovare di meglio nella scena progressive metal moderna (forse bisogna iniziare a parlare di post-progressive-metalcore oramai, giusto per essere tera-nerd) dei Protest The Hero. D’accordo, potremmo goderci uno scontrone epico tra loro e i Between The Buried And Me, ma ne uscirebbero vincitori solo i nostri padiglioni auricolari, sconvolti dalla lubido che

E’ quasi impossibile trovare di meglio nella scena progressive metal moderna (forse bisogna iniziare a parlare di post-progressive-metalcore oramai, giusto per essere tera-nerd) dei Protest The Hero. D’accordo, potremmo goderci uno scontrone epico tra loro e i Between The Buried And Me, ma ne uscirebbero vincitori solo i nostri padiglioni auricolari, sconvolti dalla lubido che questi ragazzi sono riusciti a regalarci negli ultimi cinque/sei anni a oggi.

Volition” è l’ennesimo capolavoro di una band esagerata, apparentemente dalle risorse infinite e dalla creatività immonda. Sarà la generazione degli sfigati che stanno a casa a giocare ai rhythm game e a suonare in cameretta, saranno le influenze di Chernobyl che hanno attecchito benissimo in Canada quando i Nostri avevano tipo uno o due anni, quel che è certo è che questi ragazzi sono riusciti a spingere ancora più in là quei limiti che dopo “Fortress” e “Scurrilous” sembravano già abbondantemente insuperabili. Il nuovo album è ancora più intricato, complicato e allo stesso tempo denso di armonie e melodie accessibili che lo rendono attraente anche per chi è un’amante delle sonorità classiche e crede sia giunto il momento di spostare un po’ più in là l’asticella del metallo progressivo moderno.

I cambi di ritmo e le strutture chitarristiche da Grammy Award oramai non fanno più notizia; un certo Chris Adler dietro le pelli rende i brani ancora più diretti e impattanti del solito (spesso più thrash del previsto), mentre Rody Walker al microfono è oramai il numero uno in circolazione nel genere, vista la capacità assurda di maneggiare senza problemi note alte, basse, medie, growl, screming e chissà cos’altro. Lo testeremo dal vivo a breve, ma la sua performance qui sopra è di quelle che fanno epoca. A dire il vero “Volition” le carte in regola per fare epoca le aveva sin dall’inizio, quando i PTH lanciarono su Indiegogo una campagna per autofinanziarsi la produzione del platter in questione.

Evidentemente responsabilizzati dall’aver raccolto il triplo (e in pochissimo tempo) rispetto a quanto settato come obiettivo, i Nostri hanno creato il definitivo punto di arrivo di un sound che, inevitabilmente, dal prossimo cd dovrà/potrà o riciclarsi oppure rinnovarsi sterzando maggiormente verso l’estremo, piuttosto che verso l’easy listening, o ancora lasciare maggiore spazio alle aperture acustiche che già a questo giro spiccano orgogliose in coda a un paio di pezzi. E’ assolutamente inutile parlare di brani migliori o di highlights quando una release contiene così tanta qualità da lasciare basiti per l’abbondanza, oltre che per la capacità di suonare da dio e risultare appetibili allo stesso tempo a un’immensa fetta di ascoltatori. Per settare degli estremi diremmo che i PTH vanno bene per chi svalvola per il technical thrash vetusto alla Watchtower piuttosto che per le volate dei NoFX e per il punk melodico in generale…estremi eh?

Ci sono tante di quelle sfumature nella proposta dei Protest The Hero che un ascolto distratto potrebbe spingere rapidamente a catalogare questa uscita come “bravi ma troppo casinari”. Sarebbe un errore imperdonabile. “Volition” non è solamente uno dei dischi heavy più belli dell’anno, ma uno dei migliori in assoluto usciti in campo metal nel nuovo millennio. Impressionanti.



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