Queen Hungarian Rhapsody

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A più di vent’anni dalla scomparsa del leader dei Queen Freddie Mercury, l’incredibile interesse intorno alla band inglese più collezionata al mondo sembra non vedere cedimenti, tanto che qualsiasi prodotto pubblicato, anche se non proprio di primo pelo, è in grado di generare grande clamore. Lo storico concerto tenutosi nell’estate del 1986 durante quello che sarebbe stato l’ultimo tour della

A più di vent’anni dalla scomparsa del leader dei Queen Freddie Mercury, l’incredibile interesse intorno alla band inglese più collezionata al mondo sembra non vedere cedimenti, tanto che qualsiasi prodotto pubblicato, anche se non proprio di primo pelo, è in grado di generare grande clamore. Lo storico concerto tenutosi nell’estate del 1986 durante quello che sarebbe stato l’ultimo tour della Regina, non solo fu il primo oltre la Cortina di Ferro dell’Unione Sovietica, ma anche uno dei più intensi dell’intera tournée. Se infatti, a distanza di tanti anni, il Live Magic viene costantemente ricordato come quello delle due date sold out allo stadio di Wembley, altri furono gli show in cui la band si espresse al meglio e uno di questi, di sicuro, fu proprio quello tenutosi nella capitale magiara. Diretto da János Zsombolyai, il film era già stato pubblicato in VHS nel 1987 con il titolo di Queen Live in Budapest, pur presentando diversi limiti dal punto di vista dell’audio: la riproduzione della videocassetta era stata infatti accelerata, facendo suonare la musica un semitono più in alto rispetto alla realtà. Difficile capire come a certi livelli si potessero commettere errori così grossolani, che in ogni caso non andarono ad inficiare sul successo del film, in grado di scalare velocemente e senza troppi intoppi le classifiche di vendita home video dell’epoca e che vide nuova linfa come tutti i prodotti della band dopo la morte di Mercury.

La nuova edizione in DVD e Blu-Ray rende finalmente giustizia ad uno show che benché riporti la medesima scaletta di Wembley, con la sola eccezione di Tavaszi Szél Vizet Áraszt, un canto popolare ungherese che il frontman aveva voluto imparare per omaggiare i molti presenti, immortala la band dal vivo all’apice della forma, proprio appena prima che la malattia di Mercury si manifestasse nella sua pienezza. La versione in doppio disco, più succulenta per i collezionisti poiché non disponibile in precedenza, vede inoltre la presenza di qualche brano escluso dal video, come Another One Bites The Dust e Hello Mary Lou (oltre alla stessa Tavaszi Szel Vizet, comunque già reperibile da qualche anno su una versione d’importazione di Live At Wembley). L’operazione filologica, insomma, risulta impeccabile. L’unica cosa che si fa fatica a capire è l’assenza totale di concerti della band negli anni settanta: negli ultimi sette anni sono infatti stati messi in commercio ben tre live dello stesso periodo, ma sarebbe bello poter vedere restaurati alcuni concerti storici di epoche precedenti, come qualche tappa del Live Killers o lo storico concerto al Rainbow Theatre del ’74.

Luca Garrò


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