[Rock] Iggy Pop – Preliminaires (2009)

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  Les Feuilles Mortes – I Want To Go To The Beach – King Of The Dogs – Je Sais Que Tu Sais – Spanish Coast – Nice To Be Dead – How Insensitive – Party Time – He’s Dead/She’s Alive – A Machine For Loving – She’s A Business – Les Feuilles Mortes (Marc’s

 

Les Feuilles Mortes – I Want To Go To The Beach – King Of The Dogs – Je Sais Que Tu Sais – Spanish Coast – Nice To Be Dead – How Insensitive – Party Time – He’s Dead/She’s Alive – A Machine For Loving – She’s A Business – Les Feuilles Mortes (Marc’s Theme)

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Il nuovo disco solista di Iggy è liberamente ispirato da “La Possibilità di un’Isola” di Michel Houellebecq. Lo chiarisce lui stesso: “Il libro parla di morte, sesso, la fine della razza umana ed altre cose carine. L’ho letto con molto piacere quando é uscito, e mentre lo leggevo la mia testa creava quella che sarebbe stata la colonna sonora della mia anima per il libro”.

Nonostante i temi trattati nel libro, scordatevi fin da subito le atmosfere turbolente che hanno caratterizzato gran parte della carriera dell’Iguana. Eccezion fatta per la sferzante “Nice To Be Dead”, il resto dell’album è lontano anni luce dall’elettricità selvaggia di un “American Caesar” o di un “Beat’Em Up”, e persino “Skull Ring” pare un episodio distante nel tempo. Piuttosto in “Preliminaires” lo sforzo è quello di rispolverare gli accenti amari e introspettivi di un classico quale “Avenue B”, aggiungendo inedite sfumature jazz. Centro pieno. Nel suo susseguirsi di ballate intimiste e scorate, il lavoro risulta essere un’immagine del musicista molto più convincente di quella mostrata solo due anni fa con “The Weirdness”, disco – reunion degli Stooges bizzarro nel titolo e normativo nei contenuti (non bastano un po’ di chitarre fuzzate per dare anima a canzoni scontate e prevedibili).

“Preliminaires”, al contrario, è ritratto autentico di quello che è passato per la mente di Iggy quando è rimasta folgorata dalle immagini del romanzo di Houellebecq. Il jazz anni venti di “King Of The Dogs”, quello ibridato con la bossanova di “How Insensitive” (cover di Antonio Carlos Jobim), la derelitta ballad pianistica “I Want To Go To The Beach”, il folk blues scheletrico di “He’s Dead/She’s Alive”, i richiami al Nick Cave più dimesso di “Spanish Coast” possono essere annoverate fra le prove migliori del Nostro. Anche gli episodi meno riusciti, come la cover di “Les Feuilles Mortes” cantata in un improbabile francese, o l’electro – funk virato Kraftwerk di “Party Time” (potrebbe essere uno scarto da “The Idiot”), sono comunque frammenti meravigliosamente imperfetti dell’animo di un uomo che, con più di quarant’anni di carriera alle spalle, s’interroga sul futuro, riflette sul passato e decide di scrivere un disco più per sé che per gli altri. Tutte cose che spiega meglio il diretto interessato: “Come Daniel, il protagonista del libro, anch’io mi ero stancato della carriera di intrattenitore e mi stavo costruendo una nuova vita. Anch’io avevo trascorso ore desolate nel mondo futuristico della costa spagnola. Daniel procedeva attraverso diverse vite e la sua esistenza diventava solitaria, automatica ed immaginaria, proprio come la mia. Le scene che descrivono il culto che il leader ha per le donne con le tette più grosse, tutto questo rispecchiava la mia esperienza. I capitoli conclusivi su Daniel e il suo fedele cane che vagano per un mondo rovinato fino ad un mare prosciugato sono state le predizioni più empatiche e credibili del futuro a cui sono andato incontro. Così mi sono messo a scrivere canzoni per questo libro, semplicemente, da solo, con una vecchia chitarra e con la mia voce, in una piccola cabina sul piccolo fiume di Miami. Con l’inestimabile aiuto del mio amico e produttore Hal Cragin, questa musica ha preso forma nell’arco di un anno, qualcosa che è completamente al di fuori della moderna industria della musica. Ora la lascerò andare. E’ la cosa migliore che possa fare per lei”.

Stefano Masnaghetti

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