Silverstein This Is How the Wind Shifts

Silverstein This Is How the Wind Shifts 4/5
I Silverstein sono la band perfetta per i ragazzini che vogliono intraprendere un percorso di iniziazione nella musica “dura“: sanno essere melodici, ma hanno anche la dote di pestare peggio dei fabbri quando serve. Non è un caso che con il precedente full length “Rescue” si siano piazzati altissimi nelle classifiche di Billboard. Con le

I Silverstein sono la band perfetta per i ragazzini che vogliono intraprendere un percorso di iniziazione nella musica “dura“: sanno essere melodici, ma hanno anche la dote di pestare peggio dei fabbri quando serve. Non è un caso che con il precedente full length “Rescue” si siano piazzati altissimi nelle classifiche di Billboard. Con le premesse del precedente studio album e dell’EP “Short Songs” (bieca commercialata fatta per vendere due copie, divertissement, lavoro pressoché inutile, però hanno fatto un disco di brani velocissimi manco si fosse in pieno Reaganesimo e nel quale ti fanno respirare l’aria degli Shai Hulud e coverizzano i Gorilla Biscuits, non si possono non amare) i canadesi tornano nei negozi con il nuovo lavoro “This Is How The Wind Shifts“, un concept album nel suo piccolo rivoluzionario, nel quale una storia viene raccontata secondo due alternativi svolgimenti.

Musicalmente i Nostri continuano la formula già collaudata nel precedente lavoro, nelle quali melodia e rabbia trovano spazio in maniera equa, al punto che nessuno ruba il ruolo di primadonna all’altro. Una formula così invariata che vien da pensare che l’apporto del nuovo chitarrista Paul-Marc Rousseau, reclutato per sostituire Neil Boshart, sia stato praticamente nullo. A dimostrazione di quanto detto, il fatto che il disco parta a mille con il trittico “Stand Amir The Road“, “On Brave Mountains We Conquer” e “Massachussets” (un vero e proprio terremoto sonoro impreziosito da azzeccate linee vocali pulite), per poi virare su lidi più acustici nel resto del lato A. La seconda parte del disco, introdotta da una “In A Place Of Solace” che porta i Silverstein in territori più post-core, presenta anche i tre brani più accessibili e complessivamente più validi del lotto: “California” e le conclusive “With Second Chances” e “Departures” sono costruite così bene al punto che non sfigurerebbero infatti nelle playlist radiofoniche.

Con il nuovo “This Is How the Wind Shifts” i Silverstein, ingiustamente sottostimati nel mercato italiano, dimostrano di essere tra i nomi da tenere in considerazione nel genere. Melodia, irruenza e un gran talento negli arrangiamenti sono doti che nel mondo dell’hardcore più moderno e di ampie vedute raramente si sentono in contemporanea.

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