The Strokes – Angles

the strokes angles 4/5
A cinque anni da First Impression Of Earth, ritorno più che convincente del combo newyorkese


Ci avevano lasciato con First Impression Of Earth, nel 2006, poi il silenzio, finalmente rotto dalla voce imponente dei The Strokes, che da New York annunciano il loro nuovo album, Angles, in uscita il 22 marzo. Già il titolo dice molto: la dittatura Casablancas sembra avere lasciato il posto a una florida democrazia, in cui trova largo spazio la creatività degli altri membri; questa volta, ognuno propone la musica vista dalla sua personale angolazione. Dopo aver cestinato due anni di registrazioni con il produttore Joe Chiccarelli, i The Strokes si sono riuniti nella “umile” dimora del chitarrista Albert Hammond Jr per registrare e produrre da sé il nuovo album.

Angles rappresenta senza dubbio un eccezionale salto di qualità: se alla base troviamo il tipico sound indie che caratterizza i primi tre album, su di esso vediamo ora ergersi un edificio ben più complesso. L’immediatezza tipica dei brani dei The Strokes viene ora immersa in un bacino di atmosfere e di suoni che vanno ben oltre gli orizzonti chiari e definiti della tradizione indie-rock. 10 brani ben piazzati offrono un’eccellente performance che, seppur relativamente breve, è pregnante di tecnica, inventiva, e genialità.

Apre la tracklist Machu Picchu, in cui l’atmosfera caraibica, che molto ricorda delle triadi idilliache alla Vampire Weekend, ben si sposa con un cantato quasi seducente nei ritornelli, che trasformano Casablancas in una sorta di Alex Kapranos newyorchese. A seguire, il singolo magistrale Under Cover Of Darkness, insieme a Taken For A Fool, esprimono al meglio lo spirito Strokes, che si risolve in melodie lineari, immediate e orecchiabili. A dir poco singolari le influenze Pop di fine anni ’80 nei suoni e nei riverberi di Two Kinds Of Happiness, e ottimamente collocata You’re so right, che restituisce la giusta tensione all’ascolto. È in Call Me Back, brano privo di batteria, che il frontman Julian Casablancas trova il giusto spazio per esprimere la propria personalità artistica, mentre con Metabolism assistiamo a una sorta di exploit labirintico e a tratti sinistro, indubbiamente unico nell’album. Infine Life Is Simple In Moonlight, unico brano salvato dalle registrazioni con Chiccarelli, chiude in un clima disteso e in maniera ottimale questo magnifico “decalogo”.

La primavera è alle porte, e quest’anno oltre ai fiorellini colorati e al caldo, tornano a sbocciare anche gli Strokes, ancora una volta, con un grande album.

Gregorio Setti

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