The Twilight Singers Dynamite Steps

The Twilight Singers Dynamite Steps Recensione 4.5/5
Tanto per iniziare, fate vostro questo disco. Premessa iniziale (ed essenziale) per fare un favore alle vostre orecchie. I motivi ci sono tutti: innanzitutto si parla di Greg Dulli, artista che, nonostante non goda di una gran popolarità (e molti sono ancora qui a chiedersi perché), ha dato ampiamente prova nelle varie band in cui ha

Tanto per iniziare, fate vostro questo disco. Premessa iniziale (ed essenziale) per fare un favore alle vostre orecchie. I motivi ci sono tutti: innanzitutto si parla di Greg Dulli, artista che, nonostante non goda di una gran popolarità (e molti sono ancora qui a chiedersi perché), ha dato ampiamente prova nelle varie band in cui ha militato delle sue doti canore e compositive – basti pensare a cosa è riuscito a fare con gli Afghan Whigs negli ormai lontani anni 90.

Nomi a parte sono le undici tracce contenute nell’album a fornire la base più solida per l’imperativo categorico di qualche riga fa. “Dynamite Steps” (uscito quest’anno per la Sub Pop Records) è un concentrato di elettronica, blues e progressioni geometriche perfette (ne sono un lapalissiano esempio la bellissima title-track, raro gioiello, e la traccia d’apertura “Last night in town“), il tutto accompagnato dal soul dell’ormai quarantaseienne rocker che non appena entra in circolo richiede immediatamente altri ascolti per poterci minimamente considerare soddisfatti.

Ma non è finita qui. I Twilight Singers sanno caricare, e lo fanno molto bene con “On the Corner” (primo singolo estratto) e “Waves“, pezzi in crescendo dove la voce questa volta megafonata e graffiante del Dulli incita non solo all’ascolto ma coinvolge a tal punto che dimenarsi sembra essere – ed è – l’unica scelta sensata. Degna di nota è infine la collaborazione nella semi-acustica “Be invited” con Mark Lanegan, suo collega tra l’altro nei Gutter Twins.

Un disco forse non alla portata di tutti, questo. Certamente non per demeriti propri, al contrario il suo maggior difetto risiede nell’originalità che lo contraddistingue da prodotti incelofanati di (troppo) più largo consumo.  Il succo della questione è, non lasciatevelo scappare. Sul serio, fatelo vostro.

Andrea Suverato

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