Megadeth – Endgame

4.5/5
Un disco così clamoroso i Megadeth non lo confezionavano per lo meno dai tempi di “Countdown To Extinction” del 1992. Se poi vogliamo essere ancora più fanboy, diciamo che un album così veloce non lo sentivamo da “Rust In Peace”. E ancora che le armonizzazioni e le melodie nei ritornelli dei mid tempos non erano


Un disco così clamoroso i Megadeth non lo confezionavano per lo meno dai tempi di “Countdown To Extinction” del 1992. Se poi vogliamo essere ancora più fanboy, diciamo che un album così veloce non lo sentivamo da “Rust In Peace”. E ancora che le armonizzazioni e le melodie nei ritornelli dei mid tempos non erano così fighe da “Youthanasia”. Dai, mettiamoci pure che certi stacchi, certe strutture ritmiche e soprattutto un guitar work simile, fatto di riffs e assoli pazzeschi (che riportano addirittura a “So Far So Good…So What” e “Peace Sells…But Who’s Buying?”), pensavamo fossero oramai congelati nell’era d’oro della band che andava dagli esordi di metà anni ottanta fino al periodo post Countdown.

“This Day We Fight” è la canzone Thrash che Dave Mustaine non scrive da almeno 17 anni, highlight assoluto di “Endgame”. “How The Story Ends”, l’opener strumentale, la titletrack stessa sono tutti momenti di esaltazione totale, non parliamo nemmeno della validissima “Headcrusher” che avete già avuto modo di ascoltare in tutte le salse. Se proprio dobbiamo trovare qualcosa che non c’ha fatto piangere di gioia, diremmo la ballad centrale (quella dal titolo lungo) e pochissime altre soluzioni stilistiche presenti se volete in “Bite The Hand”…

Doveroso spendere qualche parola per l’ultimo arrivato Chris Broderick, chitarrista fenomenale che ha restituito al leader Mustaine la voglia di rischiare e di pestare a manetta senza incertezze. Buona la prestazione del veterano LoMenzo al basso e Drover, drummer, fa il proprio lavoro con competenza. Chiaro, non osiamo immaginare cosa un Nick Menza dei tempi d’oro avrebbe potuto tirar fuori su tracce così ben costruite, ma questo è uno scenario irrealizzabile. A chiudere il cerchio una produzione impeccabile, che conferisce al cd un impatto sonoro mostruoso.

Se ancora non è chiaro, siamo di fronte a un candidato assoluto per il disco dell’anno in campo hard&heavy. Un colpo di coda assurdo che ci restituisce una band immensa che nel 2009 regala a milioni di fans un disco che non dimenticheranno facilmente.

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