Toseland Renegade

toseland-renegade-recensione 4/5
James Toseland corre di bestia anche senza essere in sella a una Superbike. La carica di Renegade è vera, sentita e spezza la monotonia di dischi hard rock troppo paraculi sentiti negli ultimi anni.

Ci sono quei momenti in cui vuoi solo sentire qualche pezzo veloce, con un buon tiro e con il chorus giusto, se poi ci sono anche dei solos decenti meglio ancora. Sembra facile no? Nel marasma di uscite fotocopia che affollano il mercato negli ultimi anni non è facile per nulla. Poi magari lo trovi pure, ma arrivan subito i fenomeni a dirti “eh minchia è uguale agli AC/DC, no dai questo è troppo Foo Fighters, oh ma questo copia troppo sto gruppo qua”.

Bene, lasciamoli parlare e spariamoci a un volume esagerato “Renegade” di James Toseland, ex asso della SBK al debutto come aspirante rockstar. Dosi massicce di rock duro americano anni ottanta, melodie, ritmi spinti e riff rubacchiati ad Aerosmith (anche i chorus nell’opener tipo), AC/DC (“Burning The System” anyone?) e Foos (cfr. “Crash Landing”), un pizzico di metallo classicissimo e una voce che cresce col passare dei minuti dimostrando di saper suonare bene anche il piano (non per niente la prima passione di James è proprio il pianoforte insieme a…ehm…i Queen, no dico). Insomma qui non si inventa nulla ma si gode. E questa non è certo una cosa da poco nel 2014.

Il picco è sicuramente nel singolone “Crash Landing”, ma “Gotta Be A Better Way” e “Kingdoms” regalano molte emozioni oltre a dosi da cavallo dopato di adrenalina e di positività, che non possono far altro che farci promuovere il primo album del ragazzone classe 1980, che qui ci dichiara senza mezzi termini la sua passione per il rock e per la musica buona.

Derivativo, certo, ma con buona personalità e un potenziale live che dovrebbe incendiare palco e pubblico. Per oggi non cerchiamo innovatori e sperimentatori incalliti, ce la scialliamo con James pensando che tutto sommato le cose semplici sono spesso le migliori. RnR.


 

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