Tremonti All I Was

4.5/5
Il progetto solista di Mark Tremonti “All I Was” uscirà in Italia il 10 settembre ma è già una delle sorprese dell’anno. Era difficile ipotizzare che il Tremonti Project spaccasse così tanto, al punto da arrivare anche in top 30 su Billboard e dominare le chart rock su I-Tunes subito dopo la release. Che Tremonti

Il progetto solista di Mark TremontiAll I Was” uscirà in Italia il 10 settembre ma è già una delle sorprese dell’anno. Era difficile ipotizzare che il Tremonti Project spaccasse così tanto, al punto da arrivare anche in top 30 su Billboard e dominare le chart rock su I-Tunes subito dopo la release. Che Tremonti sia uno dei chitarristi simbolo degli ultimi quindici anni è cosa risaputa, i successi coi Creed e la qualità assoluta raggiunta con gli Alter Bridge sono lì a dimostrarlo. A questo giro Mark canta pure (bene) e, insieme al duo ex Submersed Friedman (backup vocals e chitarra) – Whitlock (batteria), mette in piedi un power trio devastante. Il taglio modernista, le influenze post grunge, l’hard rock moderno americano e il metallo di quelli buoni convivono in armonia con le melodie che Tremonti riesce a creare con disarmante semplicità. I primi sei pezzi sono perfetti nell’alternare velocità, ritmiche, emozioni, riff (e cazzo che riff) e assoli, non c’è un momento debole o la benchè minima possibilità di annoiarsi fino al singolo di lancio “You Waste Your Time“, passando per le sparate “So You’re Afraid” e “Wish You Well” (dove il guitar work e la doppia cassa ci portano in territori thrash) e la splendida “The Things I’ve Seen” che fa il paio con la Bridg-iana opener.
C’è quindi spazio per la Creed-iana “New Way Out” prima delle due bellissime “Giving Up” e “Proof” (con un arpeggio da applausi) che richiamano chiaramente le sonorità e anche le classiche strutture dei pezzi degli Alter Bridge. Nella title-track si sclera allegramente con una parte centrale che Jeff Waters apprezzerebbe senza riserve. Le due tracce conclusive risultano appena meno ispirare di quanto sentito fino a questo momento ma ciò non influisce granchè sul risultato finale.
Un disco davvero importante per Mark Tremonti, testimonianza della completezza artistica di un chitarrista enorme che non smette di stupire. Auguriamoci che vicino a Mark ritorni presto l’altro fenomeno Kennedy (una volta conclusi i remunerativi tour in cui si gratta la voce sui vecchi pezzi dei GnR) e che i due si prendano tutto il tempo necessario per regalarci l’anno prossimo un memorabile quarto capitolo della storia di una band che ha tra le proprie fila questi incredibili interpreti dell’hard rock del nuovo millennio.

Stefano Masnaghetti


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