Ac/Dc – DatchForum, Assago (MI) 19, 21 marzo 2009

Report completo online, con qualche foto e video d’eccezione donato da due amici di Outune. Teniamo vivo il rumor più forte che circolava in tribuna stampa sabato 21: “San Siro 2010″. Indiscrezione certo, ma che indiscrezione…

(Si ringraziano Barley Arts e Francesco Negroni per la giornata di sabato 21 marzo)

(Si ringraziano Corrado Riva e Silvia Tettamanti per foto e video)

 

...quattro gatti...

Giovedì 19 marzo
Chi non ha i biglietti per sabato 21, venda i mobili e li compri dai bagarini. Questo è il concerto rock dell’anno, non potete perdervelo. Bene, sistemate le cose fondamentali, ovvero avvisare tutti di che cosa si sta parlando, andiamo oltre.
Mancavano dal 2001 gli Ac/Dc, da quella data a Torino al Delle Alpi era passato troppo tempo, e la voglia di questa leggenda hard rock australiana è strabordata presso le rivenditorie online e non, esaurendo a suo tempo in meno di un’ora (con grande gioia di mafia e bagarini, specialità italiana che non ci invidia nessuno) i 12mila tagliandi disponibili per data.

YOUTUBE – INTRO

E vacca boia che spettacolo. Palco, luci, esplosioni artificiali, volumi, tutto a un livello inaudito, tutto perfetto e tutto come dovrebbe essere un concerto rock: esagerato. Se consideriamo che gli attori in questione sono bene o male prossimi (o oltre) i 60, possiamo solo riconoscere che di band così non ne fanno più, non ce ne saranno più, e non vederli adesso potrebbe essere un peccato mortale, un errore di cui vi pentireste a vita.

treno in transito

 

Due ore di show, due ore con pochi break nelle quali Angus Young ha dimostrato di essere uguale a trent’anni fa, musicalmente, fisicamente e scenograficamente; in cui Brian Johnson si è appeso ancora, tra le altre cose, al campanaccio di Hells Bells per volteggiare sul pubblico devastando le sue corde vocali come c’aspettavamo; in cui Malcolm, Cliff e Phil fumo Rudd hanno macinato note su note senza perdersi mai un passaggio (oddio qualche casino su Thunderstruck è successo ma fa tutto parte del rock n roll abbestia, ndr).

YOUTUBE – HELLZBELLZ & FLYIN’ JOHNSON

Brian Johnson

Una lezione di storia che è impossibile descrivere ulteriormente a parole e che può (“deve” fottuti indie rocker, fighetti emo, pop, appassionati di musica di qualsiasi genere essa sia che non appartenga a quello degli Ac/Dc dannazione, ndr) essere apprezzata partecipando in prima persona a un concerto della più grande hard rock band di sempre.
Commoventi.

Angus Young

Setlist: Rock N’ Roll Train – Hell Ain’t A Bad Place To Be – Back In Black – Big Jack – Dirty Deeds Done Dirt Cheap – Shot Down in Flames – Thunderstruck – Black Ice – The Jack – Hells Bells – Shoot To Thrill – War Machine – Anything Goes – You Shook Me All Night Long – T.N.T. – Whole Lotta Rosie – Let There Be Rock –  Highway To Hell – For Those About To Rock (We Salute You)

 

RnR!

Il brutto di vedere gli AC/DC dal vivo è che rendono superfluo qualsiasi altro concerto hard rock…presente, passato e futuro.

Marco Brambilla

 

YOUTUBE – THUNDA!!!

RnR2!

 

Puoi ascoltare gli AC/DC per anni, ma fino a quando non li vedi dal vivo non puoi comprendere veramente quel nome così particolare e, oso dire, geniale. A parte le interpretazioni “esoteriche” AC/DC c’entra con la corrente elettrica (Alternating Current/Direct Current) e nulla è più adatto a descrivere l’esperienza-AC/DC.
Ho visto più di qualche concerto in vita mia, ma dal punto di vista dello “scambio energetico continuo” tra performers e pubblico gli AC/DC hanno vinto su chiunque altro! Ho realmente avuto l’impressione che il concerto fosse durato 30-40 minuti quando è finito… erano passate due ore! Una scossa elettrica, questo è stato.

Whole Lotta Rosie

A questa loro peculiarità va inoltre aggiunto che quando un concerto è atteso da anni, non c’è niente da fare, si sente eccome: la “carica” emozionale espressa quel 19 Marzo 2009 del loro ritorno in Italia è stata un qualcosa di assolutamente poco comune.
Il fulcro di tutto è ovviamente Angus Young. Il vestito da scolaretto, il cerotto sul ginocchio, le sue movenze a metà tra Chuck Berry e un galletto, la sua bassezza, il suo già onorato labbro superiore, i suoi riff, il suo atletico saltello a conclusione di ogni canzone, i suoi assoli, le sue movenze ritmate, il suo roteare per terra, il suo dito indice lentamente alzato (quanta maestà in quel gesto!), il suo incredibile sguardo… Le cose grandi, si sa, vengono fuori dall’incontro di due opposti, l’ironia del personaggio Angus unita alla violenza che riesce ad iniettare nel pubblico impazzito è qualcosa di assolutamente grandioso. Inoltre per la stessa ragione dei “due opposti” più Angus invecchia (termine inesatto) e più quell’abitino gli dona magnificamente!

Paolo Bianchi

 

We salute you

 

Sabato 21 marzo
E’ un sentimento che oscilla tra la pietà e l’invidia quello che provo per coloro i quali non erano presenti almeno ad una delle due date milanesi degli AC/DC.
Sentimenti antitetici, è vero, ma che rispecchiano alla perfezione quel misto di pena per chi, invece di essere al forum, era sul divano a guardare la Corrida unita all’invidia dovuta al fatto che quelle stesse persone potranno ancora pensare di poter vedere il concerto più esaltante della loro vita, mentre io no.
Perché l’ho già vissuto.
Non è di consolazione alcuna nemmeno guardare il calendario e sottolineare quanti e quali semidei scenderanno in campo anche in questo 2009 da qui al prossimo settembre. Nulla sarà più come prima ed ogni concerto che vedrò subirà inevitabilmente il confronto con Angus. Un po’ come successe dopo il Delle Alpi nel 2001, anche se allora sognavo ancora di rivederli a breve, mentre ora il terrore che sia stato l’ultimo mi divora dall’interno.
Detto questo, il concerto del 21 marzo si è mantenuto su livelli inimmaginabili per un gruppo di quasi sessantenni che rappresenta in assoluto la più grande macchina da guerra che il rock ‘n roll abbia mai visto. Perfino la stampa, che li odiava, ora è qui a tesserne le lodi o forse solo a salire sul carro del vincitore come troppe volte nella storia del rock è successo. Fatto sta che immaginare un mondo senza di loro ora come ora risulta essere impresa più ardua della costruzione del ponte di Messina.
Nessuna trovata scenica nuova, tutto è come sempre uguale a se stesso, dalla scaletta a tutto il resto. Nelle sere precedenti mi ero riguardato i vari Donington, No Bull, Stiff Upper Lip e nulla è cambiato, nemmeno una virgola. Anzi, Brian canta di certo meglio di otto anni fa. Angus Young è la più grande icona vivente del rock (punto) e la sezione ritmica del gruppo non ha eguali nemmeno tra gente di trent’anni di meno. Testi lascivi, il fantasma del buon Bon che aleggia per tutta la sera, bambole che montano treni ed un filmato introduttivo da antologia hanno fatto il resto.
Ora sì che si può anche morire.

Luca Garrò

 

Outune post Ac/Dc

(da sinistra, Paolo Bianchi, Luca Garrò, Marco Brambilla, Jacopo Casati)

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