Adrian Belew Trio / Eugene Chadbourne Quartet – Teatro Ciak, Milano 3 aprile 2006

Serata all’insegna di chitarristi eccellenti, sempre con un occhio alla sperimentazione ma  comunque alla musica a tutto tondo, e mai al virtuosismo fine a se stesso.
Si inizia con il quartetto di Eugene Chadbourne, che comprende oltre al chitarrista anche i due terzi dei Violent Femmes, ovvero la loro sezione ritmica. Il quartetto ha il nome di GOIN, che sta per Go Out of Iraq Now, e il buffo e sbrindellato chitarrista mette subito in chiaro la vena farsesca e politica con un primo brano in cui manda pernacchie a Cheney e Rumsfeld, seguito da “The Girl From Al-quaeida” sulle note di “The Girl From Ipanema”. Tutto fatto con molta ironia, ma con chiari intenti contestatori verso l’establishment americano. La musica proposta è estremamente varia: Chadbourne passa dalla chitarra al banjo in continuazione, e si sta in bilico tra jazz, funk e country, con brani che da facili melodie passano a parti piuttosto detstrutturate, ma senza mai annoiare. Largo spazio alla sezione ritmica, con il batterista Victor Di Lorenzo che rivela una insospettata finezza di tocco, e il bassista Brian Richie che passa dai flauti a strumenti monocorda per l’accompagnamento (uno è una specie di attaccapanni con un elastico attaccato… molto scenografico); il quartetto è chiuso da un ottimo pianista afroamericano, che diventa protagonista quando canta un brano da lui composto dedicato al padre. Si procede tra cover di Coltrane, una versione di Summertime cantata in falsetto da Chadbourne che si presenta come ‘Janis Joplin tornata dai morti’, Minnie The Moocher, e un brano che propone di ricostruire New Orleans in Iraq. Tutto sospeso tra farsa e grande musica, per un’ora di concerto capace di calamitare l’attenzione di tutti i presenti.
Presenti che, nonostante i due chitarristi siano stati presentati come co-headliner, erano lì soprattutto per vedere all’opera Adrian Belew, in particolare per la sua militanza nei King Crimson (certo solo una parte dell’impressionante curriculum del chitarrista, che comprende Zappa, Talking Heads, David Bowie e mille altri nomi di primo piano). Dopo una intro di sola chitarra, con loop registrati in diretta per auto accompagnarsi, che fa temere una serata di pura sperimentazione, entra in segna la sezione ritmica e iniziano a partire le scintille: un tiro rock veramente infuocato per degli ultracinquantenni, ritmi di batteria serrata e un bassista pirotecnico, capace di passare da uno slap prepotente a tecniche di derivazione chitarristica (pure troppo a tratti), con assoli funambolici, tapping, sweep picking e quant’altro.
Il repertorio fa contento il pubblico con parecchi brani dei King Crimson, tra cui tre estratti da “Discipline” e una scatenata versione di “Dinosaur”, oltre che presentare una ampia selezione di brani della carriera solista di Belew, da “Lone Rhino” ai più recenti “Side One” e “Side Two”.
Stupisce la verve mostrata, tutti i brani sono estremamente ritmici e distorti, in maniera fin troppo omogenea forse, ma sicuramente molto efficace, in ogni caso molto più da club che da teatro. La durata anche in questo caso si aggira sull’oretta scarsa e, anche se i musicisti danno veramente l’idea di divertirsi molto, le esigenze della struttura ospitante prevalgono e il sipario si chiude su una serata veramente di altissimo livello, di quelle che riconciliano con la musica intelligente e ricercata ma non distaccatamente intellettuale, capace di parlare sia al cervello che alle orecchie che allo stomaco, per due personaggi di grande statura nel panorama mondiale.

S.R.

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