Afinidad – Casa Del Jazz, Roma 19 marzo 2009

 

Questa è la sera di “Afinidad”, quartetto capitanato da Ed Simon, pianista venezuelano e da Dave Binney, sax alto di origini californiane. Alla ritmica troviamo Scott Colley, anche lui californiano, al contrabbasso ed Antonio Sanchez, messicano, alla batteria.

La musica che ascoltiamo è di altissimo livello, come quasi sempre qui alla Casa del Jazz, due ore che spaziano dall’atmosfera quasi ‘free’  del primo brano, alla parte centrale dedicata a brani a matrice più ‘latin’ fino all’ultima parte che ci propone un paio di ‘ballad’.

Quello che colpisce di “Afinidad” è il livello di concentrazione dei musicisti, la grande capacità di ascolto reciproco, la dedizione alla ricerca di tutti le possibilità sonore dei rispettivi strumenti.

Ed Simon è pianista molto elegante, dal tocco pulito, lontanissimo da qualsivoglia atteggiamento plateale. Quasi lo stesso si può dire di Dave Binney (sarà questa la ragione del nome del quartetto?): anche per lui la pulizia del suono, frutto anche di una grande familiarità con la musica classica, la costruzione meticolosa dei soli, l’eleganza formale di alcuni brani a sua firma rendono veramente onore al mestiere di musicista.

Due solisti del genere si meritano una ritmica superba: splendido il contrabbasso Scott Colley, il cui suono possente spazia dalle linee più classiche del quattro a soluzioni quasi ‘funky’ creando una solida struttura intorno alla quale gira l’intero quartetto. Sanchez (tralaltro batterista del Pat Metheny Group) è splendido: umile, delicato, concentrato, sempre dosato nei volumi, una vera macchina ritmica che non conosce ripetizione, alla ricerca di linee sonore davvero originali.

Nell’insieme ci vengono presentati brani di livello elevatissimo che, pur partendo da una certa cerebralità, transitano attraverso le sonorità sensuali del latin-jazz fino ad appordare al lirismo più introspettivo. Un vero campionario che, pur nella differenza di stili e di approcci, è reso unitario da una rigorosa progettualità di fondo.

Per bis ci viene proposto un brano, “Old Horse” che traccia una melodia struggente e delicata, intorno alla quale il quartetto ci regala una continua proposta di dettagli, di finezze, di sfumature e che si spegne in un ‘pianissimo’ che continua a risuonare nella sala silenziosa ed attentissima.

Conclusione: quando il talento si coniuga al rigore, quando dietro un gruppo si intravvede un progetto, un disegno non si resta mai delusi. Si comprende che questi signori, al di là della tecnica individuale, hanno provato a lungo i loro brani, e questo lavoro di pulizia, di rifinitura non passa inosservato. Veramente notevoli.

Dave Binney sax alto
Ed Simon pianoforte
Scott Colley contrabbasso
Antonio Sanchez batteria

Marco Lorenzo Faustini

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