Afterhours, il report del concerto a Padova dell’11 luglio 2014

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Diceva qualche mese fa Manuel Agnelli, leader e voce degli Afterhours:

Dopo il riconoscimento di HPDB come miglior disco indipendente degli ultimi 20 anni da parte dei giornalisti e come miglior album indipendente degli ultimi 15 anni da parte del pubblico, abbiamo deciso di fare festa con tutti quelli che questo disco l’hanno amato e continuano ad amarlo e risuonarlo per la prima volta per intero dal vivo, seguendo la scaletta originale, arrangiato così come lo suonavamo nell’anno di uscita. Una performance che vogliamo rimanga davvero un evento speciale, per noi, per chi ci seguirà e che per questo motivo si limiterà esclusivamente a nove appuntamenti“.

E fortuna che la festa è stata tanta e talmente speciale da farlo ricredere e regalare ai fans la possibilità di risentire live quel capolavoro anche in un nuova serie di live estivi.
L’11 luglio gli Afterhours , invitati allo Sherwood Festival, hanno acceso il pubblico patavino in una serata con la “S” maiuscola. Una scaletta intensissima in cui Manuel Agnelli e compagni non si sono risparmiati, concedendosi due sole vere pause e caricando a testa bassa da subito: oltre all’integrale “Hai paura del buio?” i nostri hanno attinto a piene mani dalla loro discografia in italiano e inanellato una serie di successi come “Germi”, “Ballata per la mia piccola Iena”, “Plastilina”, “Quello che non c’è”, “Costruire per distruggere”, “Padania” ed altri capolavori, fino a comporre una setlist di oltre due ore.
Due ore rapiti da un suono maturo, ricercato e “pulito” che ai primi estimatori farà un po’ rimpiangere la crudezza dei primi Afterhours, ma che è il frutto della maturazione di un gruppo che sul palco ipnotizza col suo lato più psichedelico e ti fa scatenare con quello più punk, ti culla con le sue ballate e ti lacera con testi che anche a venti anni di distanza hanno un mordente e una “acidità amara” senza pari. Perché anche sui giovani d’oggi ci si scatarrerebbe su, perché non serve essere stati fisicamente in India per capire “Bye Bye Bombay” e perché è bello lasciarsi tagliare dalle liriche di Agnelli, farsi travolgere da chitarre distorte e da un rock che si alterna tra il viscerale e l’intimista. E a proposito di chitarre, il contributo di Xabier Iriondo, rientrato qualche anno fa in formazione, si fa sentire e vedere anche dal vivo: se Agnelli resta una presenza immensa sul palco anche quando non concede molto al pubblico (nessuna critica, è uno status in cui a volte sprofonda nell’interpretare al 100% le sue canzoni), Iriondo col suo trasporto e le sue movenze porta una interpretazione fisicamente dinamica capace di coinvolgere anche nei momenti più intimi dell’esibizione. Il tutto con l’accompagnamento di una band completa e fatta di polistrumentisti, artisti a 360 gradi che fra seconde voci, tromba, violino, tastiere, contribuiscono a creare uno spettacolo vero che ha saputo infiammare i vecchi fans e di sicuro ne ha conquistato di nuovi fra i tanti frequentatori di quello che è uno dei festival estivi più apprezzati in Veneto.

Che dire: è stato un piacere avere nuovamente Paura del buio e non si può che consigliare a tutti di ascoltare almeno una volta il “grande classico” degli Afterhours, tanto poi sarà difficile non esserne rapiti e andarsi a recuperare gli altri capolavori della band fino all’ultimo “Padania” (premio Tenco e miglior album italiano 2012).


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