Agnes Obel, Milano 7 maggio 2014

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La aspettavamo per gli inizi di novembre dell’anno scorso qui a Milano, ma un inopinato malanno trattenne Agnes Obel lontana dalla città meneghina. Ricalcolo e tour italiano fissato per i primi di aprile, in sequenza Roma, Torino e Milano, ma, dannazione, la serie di date venne procrastinata di un mese. Ed eccoci ad oggi, mercoledì 7 maggio, Milano, Alcatraz, per l’occasione accessoriato di comode seggioline.

Le sedie all’Alcatraz? Si, le sedie all’Alcatraz, perché la musica dell’artista danese di stanza a Berlino, al secondo lavoro con Aventine, uscito il 1 ottobre 2013 su PIAS, una conferma dopo il brillante esordio del 2010 con Philharmonics, è di quelle da ascoltare mollemente adagiati, in religioso, meditabondo silenzio. Stesso discorso per quella di Melanie De Biasio, che ha aperto tutte e tre le date del tour italiano. Fresca della pubblicazione del secondo album, l’incantevole No Deal, uscito lo scorso 28 aprile su PIAS, la cantante e flautista belga, a dispetto del cognome italianissimo, ha stregato il pubblico con una performance scura, elegantissima e dai toni quasi surreali. Accompagnata sul palco solamente dal suo chitarrista, immersa in un buio squassato da un pallido cono di luce, di tanto in tato misticamente avvolta dai fumi del ghiaccio secco, Melanie con la ricercata sintesi di jazz, blues e soul di pezzi come I Feel You, The Flow e I’m Gonna Leave You, ha letteralmente ipnotizzato la platea dell’Alcatraz. Una chicca ad introduzione di una serata di musica dal peso specifico elevato.

Atmosfere diversissime, invece, per Agnes Obel, che, abbandonate le soluzioni minimaliste di Philharmonics, ha regalato ad Aventine arrangiamenti decisamente più sontuosi. Si parte comunque con un tuffo nel passato con Lauretta, Philharmonics e Beast, tre pezzi tratti dall’album d’esordio, per poi passare, in un alternarsi di pezzi vecchi e nuovi che caratterizzerà tutta la set list, a due brani di Aventine: Pass Them By e Fuel To Fire. Sul palco assieme ad Agnes, piano e voce, la violoncellista belga Charlotte Danhier e la violinista Mika Posen dei canadesi Timbre Timber, costruiscono vere e proprie cattedrali sonore, impreziosendo anche pezzi volutamente scarni in origine (vedi il finale di On Powdered Ground, che lievita in un’inattesa vertigine sonora, anche grazie all’effettistica impiegata da Mika sul violino).

La parentesi strumentale di Chord Left, opening track del nuovo album, anticipa il ritorno alla potente suggestione già offerta dall’intreccio di voci in Fuel To Fire: sulla carta Charlotte e Mika dovrebbero provvedere ai backing vocals, ma il risultato delle tre voci sovrapposte e armonizzate è troppo esaltante per rimanere relegato ad un ruolo di secondo piano e Agnes lo sa. Allentata la tensione con la strumentale Wallflower – un pezzo di cui per sua stessa ammissione non pare andare troppo fiera, tanto da dichiarare: «Avete presente quando ritrovate qualcosa della vostra infanzia di cui non siete esattamente orgogliosi, ecco è quello che mi sta succedendo con questo pezzo, sto seriamente pensando di non suonarlo più, quindi questa potrebbe essere l’ultima volta» – e Riverside, entrambe da Philharmonics, ecco la sezione più intensa del live con Dorian, Run Cried The Crawling, dedicata da Agnes al padre scomparso, la splendida Words Are Dead e The Curse, a chiusura di questo poker di pezzi che, già da brivido nella versione da studio, dal vivo lasciano il segno.

Rientrata dopo una breve uscita, accompagnata da una standing ovation praticamente unanime, Agnes si lascia andare ad uno dei pochi speech del concerto ringraziando sentitamente il pubblico di Milano per l’accoglienza calorosa: «Wow, è bello suonare qui a Milano! Che pezzo volete che suoni?», guarda il pubblico, dalle prime file arriva una richiesta, «…Just So?». E Just So sia, certo, la povera violoncellista non l’ha mai suonata, ma che vuoi che sia, improvviserà. Close Watch, cover di John Cale molto cara a Agnes, che già l’aveva inclusa in Philharmonics, chiude un live decisamente remunerante sotto tutti i profili e la seconda standing ovation, con cui il pubblico accompagna Agnes Obel e socie nel backstage, è strameritata.

Grazie a Cinzia Meroni


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