Al Di Meola World Sinfonia – Auditorium Parco della Musica, Roma 20 aprile 2010

Potete trovare tutte le scuse che volete, ma Al Di Meola proprio non mi convince. D’accordo, sarà anche per il batterista assente, disperso in qualche aereoporto a causa dell’eruzione del vulcano islandese. Sarà che il buon Al (New Jersey, 1954) si è dovuto sorbire svariati sballottamenti nel viaggio dagli States e forse era un po’ fuori forma. D’accordo su tutto. Ma a me Di Meola, cari lettori, proprio non convince.

E’ veloce. Ma definirlo ‘un virtuoso dalla tecnica impeccabile’ significa non averne mai ascoltato uno (solo a titolo di esempio, e restando nel mondo del flamenco, Tomatito).

Le sue dita schizzano velocissime ma il suono lascia molto a desiderare. E lo si è visto anche questa sera, quando nei primi venti minuti si è esibito da solo. Molte frasi sono atterrate sulla nota sbagliata. Molte volte la dinamica era fuori controllo. Molte volte la corda era mal stoppata e vibrava sul tasto in modo imbarazzante.

Poi con la band (tutti ottimi musicisti, in particolare Fausto Beccalossi alla fisarmonica) queste imperfezioni sono state un po’ nascoste dal suono globale ed è rimasta questa ebbrezza della velocità unita, questo dobbiamo ammetterlo, ad una buona esecuzione dei passaggi obbligati e degli stop.
Ma anche qui c’è da discutere di certi effetti (una sorta di delay-riverbero) che conferivano alla chitarra acustica di Al quel tipico suono da balera di periferia.
Che volete che vi dica, alla fine i brani erano piacevoli anche se finivano per somigliarsi un po’ tutti e a tratti certe cadute di stile…

…ovvero se voglio ascoltare la rumba gitana (ottima come base per esercizi aerobici in palestra) vado a vedere i Gipsy King, o sbaglio?
Una considerazione filosofica finale: se avessi la fama, la bravura e la tecnica di Di Meola mi dedicherei ad affinare, a limare, a lavorare di cesello.
Ma forse è tutta invidia, la mia. Come diceva Asimov: i critici sono come gli eunuchi nell’harem. Pieni di belle donne da giudicare ma… in quanto ad altro… nulla da fare.

Marco Lorenzo Faustini

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