All Time Low, Roma Orion 2 marzo 2014

Sono andata al concerto degli All Time Low. Io, che non è che sia una loro grandissima fan. È piuttosto risaputo, quindi non sto dicendo una novità. Quando hanno iniziato a suonare avevo 14 anni, ascoltavo quel genere di musica e mi sembravano il gruppo migliore della terra. Portavo i capelli neri col ciuffo, li facevo sentire alle mie amiche vantandomi anche un po’. Poi però ho iniziato a chiudermi in cameretta ad ascoltare i Libertines e a farmi il risvoltino ai pantaloni, ho comprato una bombetta e allora capite bene che ho dovuto per forza accantonarli. Scusate tutti. Insomma dicevo che sono andata al concerto perché ho pensato “Cavolo, quando faranno i brani vecchi mi sentirò molto giovane e spensierata“, ed è stato proprio così. Prima ci ho fatto anche due chiacchiere, e a breve potrete leggerle qui sopra, intanto però vi raccontò quello che ho visto.

L’Orion è un locale che sembra una discoteca di un film di Nino D’Angelo e ha quella pessima organizzazione che contraddistingue la città di Roma, ma nonostante tutto ha accolto bene le tante persone accorse, maggiormente ragazzine che quando avevo 14 anni io loro erano ancora nei pensieri più remoti dei loro genitori, ma se la sono cavata molto bene. Non era sold out, ma solo perché il locale è piuttosto capiente, fatto sta che dalla quantità di reggiseni che si è beccato in faccia il chitarrista Jack Barackat, direi che di persone ce ne fossero un bel po’.

Jack, lo dico con affetto, è un po’ il pagliaccio del gruppo, quello che la chitarra la suona una canzone sì è quattro no, si mette in testa le parrucche delle fan e urla “Grazi” al microfono dopo ogni pezzo. E allora chi lo fa il lavoro che dovrebbe fare lui? Lo fa un turnista nascosto nell’ombra che inizialmente non avevo nemmeno visto, ma senza il quale lo show non sarebbe stato lo stesso. Comunque il concerto dura un bel po’ e non me l’aspettavo, quando ho scoperto che il biglietto era in vendita a venti euro speravo che suonassero almeno un’ora e mezza, e sono stata accontentata.

Fila tutto liscio, in scaletta i brani degli album precedenti quali “Stella”, “Break your Little heart”, “Lost in stereo” che porca miseria mi ha fatto perdere la voce e avrei voluto che la suonassero altre sei volte, “Six feet under the stars”, “Vegas” che è un regalo per il pubblico (loro dicono che i fan hanno chiesto loro di suonarla insistentemente su ogni social, e bravi i fan, io ho apprezzato molto) e addirittura “Stay Awake”. E ancora “Weightless” – dai che “Maybe it’s not my weekend but it’s gonna ve my year” l’abbiamo scritta tutti sulla smemo o come status su messenger, a pensarci bene a me ha portato un po’ di Sfiga ma ok – “Damned if I do ya”, insomma quei brani che quando li senti dici “Ah, gli All Time Low“!

A me piacevano tanto quegli All Time Low. Poi è arrivato “Don’t Panic” e ho storto la bocca, e dai che non è solo colpa dei Libertines, qualcosa è cambiato ma non in meglio. E infatti quando arriva il momento di “So long Soldier” o “For Baltimore” io mi metto seduta per terra a guardare il cellulare, che però non prende, nel 2014 ancora esistono luoghi dove non prende il cellulare?

Mi avevano già svelato che sarebbe salita sul palco Cassedee Pope e con Alex intona “Remembering Sunday” ed è tutto un turbinio di cellulari che fanno i video e pure qualche lacrimuccia, se aggiungiamo che subito dopo Alex da solo canta “Therapy” acustica ecco qua che è un attimo immaginare me con le righe di mascara sulle guance. Evitabile il pezzettino di “American Idiot”, giustificato però col fatto che l’ultima volta che vennero a suonare in Italia fu proprio di spalla di Green Day, interessante invece la festa che si crea sul palco quando durante “Time-Bomb” vengono fatti salire sul palco tre fans, che ricorderanno quel giorno per tutta la vita.

Il finale è ovviamente dedicato a “Dear Maria, Count me in”, il brano che li fece conoscere qui da noi, e io ho perso un po’ di voce e ho anche sculettato un po’, dimostrando alle ragazze nate nel 1998 che io ho quasi la stessa età del gruppo sul palco ma che ancora sono l’anima della festa.
Va bene così, esco soddisfatta e felice di aver partecipato. Un bravo ad Alex sul quale io sinceramente non avrei puntato due euro e che invece finisce lo show con ancora la voce in gola.

Ps: ho rimesso sull’ipod “Nothing personal” e “So wrong, It’s right”. Missione compiuta, All Time Low, avete fatto ricredere una che va ai concerti di Dente.

Condividi.