Alter Bridge – Alcatraz, Milano 1 Dicembre 2010

In un Alcatraz da tutto esaurito gli attesissimi Alter Bridge confermano di essere una delle band del momento, inaugurando una quattro giorni di concerti filati italiana (prossime tappe Roma, Modena, Padova) che dimostra quanto il pubblico della penisola gli sia fortemente affezionato.

Tra le note gravi di “Slip to the void”, opener del nuovo AB III, la band emerge dall’oscurità, mandando in delirio il pubblico, che li acclama e li segue anche sulle successive Buried Alive e Before Tomorrow Comes, tratte dal capolavoro “Blackbird” del 2007.
Detto questo, scrivere quattro righe sulla loro prestazione é difficile, soprattutto a causa dei pessimi suoni, un autentico festival di basse esagerate, dovute ad un impianto assolutamente non all’altezza della botta di sound e di accordatura alla quale gli Alter Bridge ci hanno abituato sin dagli inizi. I commenti del pubblico si riassumono in quattro parole: “non si capisce niente”.

I primi due brani sono addirittura ad un volume talmente basso che i presenti iniziano a guardarsi intorno storcendo il naso e comunicando tra sè senza sforzarsi. La sensazione comune é che questo fattore abbia seriamente danneggiato la performance della band, che ha svolto il proprio lavoro in modo egregio, comunicando con il pubblico e confermando quella alchimia che é capace di creare con i propri fans. Questo legame traspare dai sinceri sorrisi dei quattro, che senza fare eccessivo clamore riescono a farsi volere bene e ricambiare l’affetto. Su tutti il singer Myles Kennedy é anche attento alla salute delle persone in prima fila, schiacciate dalla calca delle retrovie. Oltre ad essere un frontman, cantante e chitarrista formidabile (per le signore anche un gran pezzo d’uomo, ndr), Myles si preoccupa di portare una bottiglia d’acqua ad una ragazza apparsa in difficoltà, pressata contro le transenne. Piccoli gesti che non esulano però dall’immagine sincera e fraterna che la band dà di sè sin dai primi giorni.

A livello di prestazione vera e propria chi ha visto la band in azione nel 2005 e nel 2008 (in particolare al Fillmore di Cortemaggiore), conserva la sensazione che l’Alcatraz, ma anche i nuovi brani scritti per AB III, abbiano un po’ penalizzato il risultato finale. Della serie: ci eravamo abituati troppo bene.
Aggiungiamo anche che la scaletta lascia un po’ a desiderare: tralasciare brani come Down to My last, Shed My skin, In loving memory, Fallout (una delle migliori del nuovo album), in favore di Buried Alive e Brand New Start lascia davvero l’amaro in bocca.

L’appuntamento é per l’estate, quando i nostri torneranno per gli shows all’aperto. Gli Alter Bridge hanno un credito infinito verso i propri fan e critica e basterà un nonnulla per tornare ai fasti di un paio d’anni or sono. Speriamo solo che gli imminenti tour con Slash e Creed non minino nuovamente lo stato di salute di quella che dovrebbe essere la band rivelazione degli ultimi quindici anni.

Riccardo Canato

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