Alter Bridge live in the UK: London & Southampton

E’ partito nel Regno Unito il tour 2010 degli Alter Bridge. Freschi del nuovo “AB III”, i Nostri hanno dato il via alla leg di concerti che a dicembre li vedrà anche in Italia per quattro date. Di seguito il resoconto delle date di Londra e Southampton attraverso le parole di chi era presente in prima fila alle serate.

Hammersmith Apollo, Londra (UK) 22 ottobre 2010
Nel raccontare quest’altra esperienza made in Alter Bridge chiedo ausilio alla mia innata obiettività, metto da parte passione e facili entusiasmi e vi riporto con me in una fredda giornata londinese… Siamo al centro di Londra, Hammersmith & Fulham, per le 12 arriviamo all’Apollo, la zona è già transennata, ad attendere c’è un gruppetto di ragazzi, alcuni sono italiani, volati come noi a Londra solo per questa band dalle mille e più sorprese!
Diversamente da quanto accade dalle nostre parti ai sold out show, qui fino a poco prima dell’ingresso, fissato per le 19.00, c’è poca gente, siamo quasi tutti immigrati temporanei, la folla, quella che riempirà la venue, arriverà qualche minuto prima della corsa alla transenna: entriamo dalla guest list entrance e siamo avanti, ‘irrispettosi’ delle regole ma felici! La transenna è a maggioranza italiana, il posto è affollatissimo e l’atmosfera da grande occasione rende l’attesa più spasmodica del solito.
Dopo alcuni minuti parte la support band e contemporaneamente cominciamo a bofonchiare; questi Slaves to Gravity non dicono nulla di nuovo, il minestrone è trito e ritrito, facciamo fatica a distinguere un pezzo dall’altro; per grazia ricevuta non prendono troppo tempo, poco più di mezz’ora e sono fuori, fermento ed entusiasmo per gli Alter Bridge!
I tecnici smontano e rimontano tutto in poco tempo, all’arrivo on stage del set di chitarre di Tremonti parte il boato! Notiamo che ai piedi del microfono di Kennedy vengono attaccati qua e là i testi delle canzoni, lo stage è basso, vediamo ogni piccolo particolare e questo ci fa sorridere e riflettere insieme…
Dinanzi a noi si lavora ancora e dalla destra del palco sbucano i nostri 4, calano le luci, e nella nebbiosa oscurità ognuno dei membri della band guadagna il suo posto on stage, si parte!
Lo show comincia con “Slip to the Void”, nella fitta nebbia si accendono le luci su Myles Kennedy e l’intro quasi sussurrato è da brivido e lacrimuccia.

Si prosegue con l’alternanza di pezzi vecchi e nuovi: in prima battuta è chiaro a tutti che la band è in forma, Kennedy a tratti arranca dietro gli altri tre, la sua voce non è al massimo della forma, ha qualche problema nel gestire cambi di tonalità, persino le note basse sembra che gli siano ostili, è palesemente stanco, ogni tanto abbozza qualche smorfia di disappunto, ma fa da mattatore, la scena è sua, dirige la sua orchestra umana col carisma della rock star consumata; Myles Kennedy è provato dai lunghi mesi di tour senza sosta, la voce, seppur possente, non regge bene l’impatto coi pezzi nuovi, la coesione tra lui e il resto della band è in rodaggio, stanno di nuovo prendendosi le misure e questo è evidente ai più obiettivi. E’ ovvio che quando ti trovi dinanzi uno con le sue capacità pretendi il massimo, ma altrettanto onestamente c’è da dire che per quanto talentuoso e perfezionista, Myles non è una macchina, un sampler, è un essere umano tra tanti con i suoi vizi, debolezze e momenti no.
Tutt’altra storia è per il resto della band, il motore degli Alter Bridge non subisce battute d’arresto, Tremonti, serio e capace incanta con la facilità e bravura di sempre. E’ veloce, non sbaglia una nota, i suoi assoli incendiano la folla e la sua faccia pulita, a tratti imperturbabile è la garanzia che il tutto evolverà in qualcosa di potente, migliore. Menzione speciale anche per Marshall e Philips, spesso l’attenzione si posa sulle due punte di diamante ma questi due talentuosi servitori della musica fanno la loro parte senza sbavature e senza fronzoli, sono poco in mostra ma il loro prezioso apporto alla band è davvero evidente dal vivo, lì dove tutto si gioca, loro ci sono, si fanno sentire, apprezzare ed applaudire!

La setlist è variegata, 20 pezzi presi dai 3 album, alcuni rappresentativi del passato vengono cantati in buona parte da un pubblico ben assortito, lo stesso Myles Kennedy ad un certo punto s’improvvisa sondaggista e per alzata di mano fa la conta dei fans di vecchia data e quelli acquisiti da poco: di questo nuovo Kennedy in veste di trascinatore, comunicatore, potremmo parlare per ore, è buffo quando dimentica alcune parole di “Ghost of  Days Gone by”, è travolgente quando, sbavature a parte, è da solo con la sua chitarra a cantare “Watch Over You” e l’emozione allo stato puro s’impossessa dell’Apollo quando, con l’apporto di Tremonti alla chitarra, danno vita alla performance più intensa della serata: “Wonderful Life”.
Questo pezzo in acustico è un’esperienza a tratti struggente, il pathos compensa le imperfezioni, Kennedy strozza la voce e tronca il finale in modo innaturale, ma lo sguardo protettivo di Mark che si posa su di lui è di una dolcezza infinita che rassicura tutti, siamo pervasi dal quel senso di armonia finora intermittente. Nonostante le imperfezioni, questo pezzo non risente della prova del nuovo, è come se lo suonassero da sempre ed è accolto dai più già come pezzo storico alla stregua di altri che hanno goduto della magia dell’acustico!
Nel bene e nel male è sempre Myles Kennedy a fare la differenza, coadiuvato e supportato dalla bravura e dalla tecnica dei suoi compagni, ha ormai imparato a domare le folle, scaldare gli animi quando e come vuole, il controller emozionale è nelle sue mani, è tenero quando sbaglia, travolgente quando, chitarra in spalla, si cimenta in rispettabilissimi solos ed è sufficientemente umile quando torna alla dimensione umana e racconta di quanto si senta fortunato a poter suonare sullo stesso palco dove David Bowie, nel 1973, suonò per l’ultima volta col nome e con le vesti di Ziggy Stardust.

Tiriamo le somme. ABIII dal vivo dice davvero molto di più di quanto ci si possa aspettare, il tutto ha ancora bisogno di assestamento, la band deve prendersi quei tempi tecnici di messa a punto che evidentemente finora sono mancati per i troppi impegni di tutti, tuttavia la stoffa, il retaggio è quello che conosciamo, è davvero difficile che da quegli elementi venga fuori qualcosa di scadente.
Questo tour è agli inizi, tutto è in divenire, onestà impone una doverosa precisazione: ciò che ho visto e sentito dalle prime file, laddove l’acustica gioca spesso brutti scherzi, è fedele alla realtà, ma è una realtà diversa da quella di chi era sugli spalti e non aveva gli amplificatori sparati a mille tutt’intorno. Ho digrignato i denti più di una volta, bofonchiato e lanciato occhiatacce a Kennedy in più occasioni, ma non stiamo parlando dell’ultimo corista sulla faccia della terra e di un complessino da matrimoni e feste di piazza! Ho intravisto la mia band, gli Alter Bridge che tutti conosciamo, erano lì e a tratti venivano fuori devastando senza pietà alcuna. Il tempo sarà la loro forza, il talento il marchio di fabbrica ed il nostro entusiasmo è tutto ciò di cui hanno bisogno per andare avanti ed evolversi!

Guildhall Civic Center, Southampton (UK) 23 ottobre 2010
Dopo una nottata ad aspettare invano i miei beniamini Alter Bridge fuori dall’HMV Apollo, in compagnia di 2 mie amiche (Monica e Sonia), arrivo verso la Guildhall situata nel Civic Center della città. Appena arrivato noto subito un particolare interessante: la presenza del tourbus della band parcheggiato li lungo la strada davanti alla Guildhall. Ci sono pochissime persone ad attendere, tra queste gente già vista la sera prima in quel di Londra. Verso le 15 ecco spuntare dal nulla Scott Phillips (batterista, ndr) mezzo addormentato che si ferma a firmare qualche autografo con i presenti e ci saluta parlando con noi prima di entrare nella Guildhall. Arrivano le 19: siamo i primi ad entrare e ci piazziamo al centro proprio davanti alla postazione di Myles Kennedy, la location non è male e sembra ricordare un vecchio palazzo colonico ammodernato grande all’incirca quanto l’Alcatraz. La sala si riempie subito e alle 20 iniziano gli Slaves To Gravity, già visti all’Apollo: una perfomance onesta la loro, sicuramente migliore di quella della sera precedente.

Mentre i mitici tecnici preparano il palco per i nostri beniamini, piazziamo la bandiera italiana con la scritta “The best italian fans are here” e attendiamo l’inizio del concerto. Alle 21 Si spengono le luci e l’intro di “Slip to the void” riempe la Guildhall: la sagoma di Myles si posiziona di fronte a noi e dopo i primi riffs abbiamo capito che avremmo assistito a una perfomance ben diversa da quella di Londra. Gli Alter Bridge sono on fire questa volta e hanno davvero suonato alla grande. Inoltre, notare che la band ha riconosciuto noi che eravamo presenti anche 24 ore fa all’altro concerto, è stata, concedetemelo, la cosa più bella della serata.
Finito il concerto siamo usciti in attesa di Mark e soci… che non si sono fatti aspettare! Tremonti è uscito da solo per primo, quindi gli altri tre: tutti gentilissimi e disponibili, hanno firmato autografi, fatto foto con tutti i presenti, dopo di che sono risaliti sul tourbus intorno alle 1:10.
Siamo tornati alla stazione dei bus per andare ognuno per la propria strada, soddisfatti di aver passato un’altra giornata indimenticabile firmata Alter Bridge…in attesa delle date italiane a dicembre ovviamente!

Grazie ad Anna Di Sarno, Francesco Biscontini. Foto di ADS, video di FB.

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