Anastacia – Cavea Parco Della Musica, Roma 12 luglio 2009

E’ piccolina, Anastacia, ma ha grinta da vendere. La sua voce ci cattura subito, dalle prime note, una sonorità calda, sensuale, ma allo stesso tempo potente e controllata. E’ una diva, Anastacia, classe 1968, eppure riesce sapientemente ad evitare gli ‘effetti collaterali’ del divismo. C’è spazio per tutti, nelle quasi due ore del suo show. Riesce a presentare, un brano dopo l’altro, tutti i membri della band, dalle coriste ai ballerini.

C’è spazio perfino per sua madre Diane, anche lei cantante, che intona prima l’ “Ave Maria” di Schubert e poi si propone in un bel duetto con la figlia. E’ carismatica, Anastacia, ma sa fin dove spingere il suo protagonismo. E’ questo, in un tempo di superegocentrici, è anche un valore da considerare.

Il resto parla da sé: una grandissima professionista che ha costruito, anche in questa occasione, uno spettacolo ‘live’ estremamente armonioso che esalta la duttilità, anche mentale, di questa interprete. Una voce che spazia dal soul al pop al rock, ma che strizza l’occhio anche a certe vocalità africane e che non disdegna di fare riferimento al jazz.
Lo show scorre fluidamente e, brano dopo brano, il pubblico è sempre più coinvolto, complice una band che offre un eccezionale suono che passa con disinvoltura da certe ballad romantiche ad un suono duro e puro da discoteca. Alla fine davanti a me c’è una selva di teste che saltano, che ondeggiano, che si scuotono.
C’è spazio anche per un momento di ‘vocalese’ dove tutti i membri del gruppo abbandonano i rispettivi strumenti per mimare, con la bocca, un groove di autentico funky. Ed il ritmo non scende, complici i due ballerini, le immagini proiettate sui tre schermi, le luci, i colori.

Ma è la voce che resta, alla fine, la regina incontrastata.
Verso la conclusione dello spettacolo è un’Anastacia ballerina che riesce a dare espressione, anche attraverso il linguaggio del corpo, alle sue storie di amori e di inganni, di gossip e di libertà conquistata a duro prezzo.
Ma è un messaggio positivo, quello che trasmette, un’energia benefica che ci circonda e ci fa stare bene. Ce ne andiamo con in testa i brani da ‘Freak of Nature’ e di ‘Heavy Rotation’, e con le note malinconiche di ‘In Your Eyes’. Semplicemente, inesorabilmente bellissime.

P.S. Un applauso anche alla simpatica e brava Irene Fornaciari e alla sua band che hanno introdotto il concerto. Tanti cari auguri, Irene!

Si ringrazia Massimo Pasquini per la collaborazione.

Marco Lorenzo Faustini

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