Annie Lennox – Spazio Fitzcarraldo, Milano 23 marzo 2009

 

In un’atmosfera intima, alla presenza di pochi fortunati e frementi invitati, si è svolto lo showcase di Annie Lennox per presentare il suo ultimo lavoro “The Annie Lennox collection”, prima raccolta dei maggiori successi da solista della cantante scozzese. All’interno di questo best troviamo due inediti “Pattern of my life” di Tom Chaplin dei Keane e “Shining Light” cover degli Ash. Fra i brani spicca “Sing”, pezzo di un’intensità emotiva incredibile e che si riferisce all’omonima campagna umanitaria fondata da Annie per aiutare le tante persone colpite dall’aids in Africa.
A tal proposito l’artista viene introdotta dal video del concerto per i 90 anni di Nelson Mandela, tenutosi a Londra la scorsa estate: un silenzio di raccoglimento cala in sala quando Mandela pronuncia il suo discorso ed Annie ci regala la sua presenza.

Col solo pianoforte e la sua intensissima e limpida voce ascoltiamo rapiti cinque pezzi tratti da quest’ultimo lavoro, con l’aggiunta di “Why” e “Sweet Dreams” per smorzare i toni. Già perché la Lennox non si limita a cantare, (e mi ripeterò dicendolo ma è davvero inevitabile), con un trasporto e una voce di velluto che incanta tutti i presenti, ma tra un brano e l’altro c’introduce al suo impegno in prima persona con l’Africa e i suoi bambini, i suoi giovani, le sue famiglie stroncate dall’Aids. La cantante ci parla col cuore aperto, raccontando la sua esperienza che non finisce di commuoverla con queste persone. Un’Annie forte, fermamente ancorata a valori ammirevoli che ci portano ad amarla, oltre che per la grandissima artista qual è, anche per la persona profonda e sensibile che si è dimostrata.
Durante questa piacevole chiacchierata la Lennox si è scagliata contro il Papa, per le ultime dichiarazioni fatte su preservativi e Aids, contro i governi che malgestiscono la questione dei paesi poveri e insistendo molto sul fatto che ogni piccolo contributo è un grande aiuto per questa causa, alla quale lei tiene davvero molto.

Questo piccolo ma affascinate show si è concluso con una donna spiritosa che scherza con i presenti adoranti, che si definisce un po’ pazza, una donna ironica, artista allo stato puro che si lascia trasportare ad occhi chiusi dalla sue note, dalle nostre mani festanti che le tengono il ritmo e dalla standing ovation più che dovuta che le regaliamo a fine serata: unico piccolo dono che possiamo farle noi, dopo le grandi emozioni e l’immensa fortuna di poter aver ascoltato una delle più grandi artiste degli ultimi 30 anni in una cornice così raccolta e senza fronzoli.

Valeria Marchese

Condividi.