Beastfest (Caliban + guests) – New Age Club, Roncade (TV), 05 novembre 2009

Special guests: Suicide Silence, Maroon, Emmure, After the Burial

Ci voleva il riff di “Creeping Death” dei Metallica, ripescato dai Maroon a metà set, per risvegliare un pubblico che, fino a quel momento, era andato avanti più per inerzia da trend del momento che altro. Molto bravi dal punto di vista tecnico gli After the Burial, dotati anche di un frontman dalla presenza scenica di livello notevole, ma penalizzati dal rimanente 80% della band indegno dal punto di vista della tenuta di palco e da un set capace di annoiare già dopo una manciata di pezzi, forte del riff finale di “Future breed machine” dei Meshuggah citato a destra e manca durante i pochi pezzi proposti. Neanche gli Emmure si salvano, se ci si dovesse limitare al dare un giudizio piuttosto oggettivo: il loro monolitico e cadenzato metalcore risulta alle nostre orecchie poco più “ascoltabile” rispetto ai lavori in studio. Questo perché, nella dimensione live, la proposta della band del Connecticut guadagna qualche punto. Impressionante, però, la risposta del pubblico, capace di cantare i cori e di sovrastare gli strumenti e con una carica di adrenalina seconda solamente alla performance degli headliner. Non basta, però, una risposta positiva dell’audience a salvare un set deficitario.

Ma torniamo ai Maroon: i tedeschi, che su disco si potrebbero ritenere l’anello “debole” del metalcore tedesco, dal vivo ci sanno fare. Teutonici nel senso positivo (precisione ineccepibile, impatto sonoro) e negativo (presenza scenica piuttosto immobile) del termine, i nostri nella mezz’ora a disposizione pescano dalla loro vasta discografia, con ovvia priorità al recente lavoro, il non particolarmente esaltante (su disco, ripeto) “Order”. Forte di un’esperienza decennale, i Maroon dimostrano di tenere il palco meglio degli altri tre supporter: l’unica band che, insieme ai Caliban, si è formata nel corso del Ventesimo Secolo meritava, a conti fatti, almeno una posizione più alta nello slot.

Questo perché i Suicide Silence hanno deluso su ogni fronte. Una delle band più attese di questo carrozzone chiamato Beastfest ha toppato la grande occasione, al punto che anche coloro che li adorano su disco hanno ridimensionato il valore della band del tarantolato Mitch Lucker. A penalizzare il tutto dei suoni di pessima qualità, capaci di mettere comunque in risalto l’ottimo lavoro alla batteria di Daniel Kenny (ex Animosity). Per il resto, parliamo della classica band da MySpace generation (e a conferma di questo, il seguito tra i giovani è rilevante), molto brava su disco e dal punto di vista del marketing (buona parte dell’ala merchandise era dedicata a materiale con il loro logo). Ma live, tutti i nodi vengono al pettine.. bocciati.

Avevo perso di vista i Caliban nel 2007, proprio qui a Roncade: uno show veramente brutto, anche a causa del concerto della vita dei Bleeding Through poco prima, e una band piuttosto stanca e “poco curata” dal punto di vista del look, come ad esempio il frontman Andy Dörner (capelli a “porcospino” ed eyeliner). Il 2009 ci porta in dote una band totalmente cambiata: anche se su disco le critiche sono sempre le stesse, dal vivo la band è migliorata notevolmente. Questo grazie anche a uno show di luci, che a oggi nel genere ha ben pochi rivali, e a dei suoni capaci di rendere alla perfezione tutti i brani proposti. Tanti gli estratti pescati dall’ultimo “Say hello to tragedy”, che dal vivo annoiano meno che su disco: bella “Love song” piazzata in apertura e la prima traccia dell’ultima release, “24 years”, a conti fatti il miglior brano di questo disco. Tante botte anche con altri brani, in un set che ci ha stupito positivamente, e sul quale poca gente avrebbe scommesso un euro.

Discreta l’affluenza per l’unica data italiana di questo festival itinerante (l’unico principalmente orientato al metalcore, vista l’inspiegabile mancanza dello Stivale nella schedule del Taste of Chaos 2009), anche se era lecito aspettarsi qualche persona in più. Ghiotto anche il lato merchandise che, come sempre, lascia il ruolo principale alle magliette piuttosto che ai cd. Questo Beastfest, infine, resterà negli annali come il festival che dimostra in maniera più o meno evidente l’inevitabile declino, dal punto di vista qualitativo, di una scena come quella metalcore, ma l’inarrestabile ascesa di un genere che, mai come in questi ultimi mesi, ha raggiunto un seguito così vasto in Italia..

Si ringrazia il New Age Club per la consueta collaborazione

Nicola Lucchetta

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