Biffy Clyro – Bologna, Estragon 7 dicembre 2013

Biffy-Clyro

Il concerto dei Biffy Clyro all’Estragon di Bologna, seconda e ultima tappa di un tour andato sold out già in prevendita, mi ha lasciato in saccoccia due certezze dopo il coro finale della conclusiva “Mountains”. La prima è che il pubblico italiano è il più caldo di tutti, non ci sono cazzi, soprattutto adesso che ha un minimo di conoscenza della lingua inglese, si impara i testi e li canta dall’inizio alla fine, con boati che spesso sovrastano il potente muro di suono della band (impensabile fino a non molti anni fa). E non è un caso che i tweet post concerto delle due date italiane (qui il report di Trezzo) siano quelli più positivi del tour. La seconda è che il mercato discografico britannico molto spesso prende delle cantonate da paura, ma quando non sbaglia la sua opinione vince a pieni voti: i Biffy Clyro sono una band di grandissimo valore. Punto.

Da gruppo che ha vissuto fino a non molto tempo fa la “sindrome di Vasco Rossi” (“divinità” in patria, “nullità” al di là della Manica), il trio scozzese torna da headliner nel nostro Paese costruendo una scaletta basata principalmente sugli ultimi due lavori “Only Revolutions” e “Opposites”, da quali vengono pescati ben sedici pezzi dei ventitré proposti in poco più di un’ora e mezza di concerto. Simon Neil, per l’occasione aiutato da un turnista nel ruolo di chitarrista e tastierista, e soci hanno in canna diversi punti di forza che li rendono capaci di affascinare al primo ascolto anche chi fino a pochi secondi prima non li conosceva: il più importante è l’impatto visivo, un trio che si presenta sul palco a torso nudo, salta e si dimena un momento sì e l’altro pure e, soprattutto, mostra un impianto luci da fuoriclasse. Ma ancora più rilevante è il lato musicale, sanno cosa il pubblico vuole e intelligentemente piazzano il coro anthemico (da annali quelli di “Woo Woo” e “The Captain”, non a caso messe una dietro l’altra) al momento giusto, non si fanno problemi a flirtare con botte di alternative rock (“Modern Magic Formula”), conservando un tiro della madonna (“Who’s Got a Match?”) e piazzando a tradimento la powerballatona strappalacrime così famosa da “far cantare anche le bariste” (“Many of Horror”).

Chi viene a dire che il rock è morto dovrebbe aggiornarsi un attimo sulla storia contemporanea. Sperando che il successo del momento venga anche confermato nel tempo, e non sia semplicemente una fiammata improvvisa dopo la data di supporto ai Muse, i Biffy Clyro entrano di diritto nella rosa dei nomi da seguire senza se e senza ma. Ed entrano anche nel gotha dei nomi più importanti del rock scozzese, gruppo che annovera icone del calibro di Mogwai, The Waterboys, Simple Minds e Primal Scream. Mica male.

Scaletta Biffy Clyro Bologna 7 dicembre 2013

Different People
That Golden Rule
Who’s Got a Match?
Sounds Like Balloons
Biblical
Accident Without Emergency
God & Satan
Glitter and Trauma
Bubbles
Spanish Radio
Saturday Superhouse
The Rain
Machines
Living Is a Problem Because Everything Dies
57
Many of Horror
Modern Magic Formula
Black Chandelier
Woo Woo
The Captain
Opposite
Stingin’ Belle
Mountains


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