Blue Oyster Cult – Live, Trezzo D’Adda (MI) 17 settembre 2008

Se qualcuno mi avesse detto che alla fine del 2008 sarei riuscito a vedere i Blue Oyster Cult in Italia, probabilmente gli avrei dato del pazzo. Dopo averli poi persi lo scorso giugno a Roma temevo proprio di aver sciupato l’ultima opportunità…

 

Invece il destino aveva in serbo l’ennesima possibilità per poter rimediare ad un errore così grosso. Sottovalutati soprattutto in Europa, anche per via di una produzione sempre più diradata negli anni, i BOC vengono considerati dalla critica musicale uno dei gruppi seminali di un certo tipo di sonorità, nonché uno dei più influenti della fine degli anni settanta. Le loro tematiche apocalittiche, che ai temi cari ai figli dei fiori contrapposero scenari di distruzione e morte, furono un pugno nello stomaco ai tempi dei primi due album. Se pensiamo poi che Patti Smith sarebbe dovuta essere la cantante della formazione originale, la questione assume connotati davvero notevoli.

Ora le cose sono chiaramente cambiate: dei membri originali troviamo solo due elementi, mentre gli altri sono stati rimpiazzati da ottimi turnisti (come ormai succede per un sacco di band di quegli anni), ma l’energia sprigionata non ha perso granché delle carica originale. La scaletta è notevole, saggiamente improntata sull’alternanza dei singoli imprescindibili e dei pezzi più “heavy”, meno conosciuti e con assolo infiniti. Tutto ciò lascia pochi rimpianti ad un pubblico molto attivo ed esigente che più volte, durante la serata, chiede al gruppo canzoni che verranno poi regolarmente suonate. Tra i momenti di estasi totale la parte centrale dello show in cui si susseguono “The Last Days Of May”, “Harvest Moon” ed “I Love The Night”, tra le quali Bloom e Dharma decidono di sfoderare due pezzi da novanta : una “Godzilla” da pelle d’oca ed il superclassico “(Don’t Fear) The Reaper”. Quando tutti poi attendono una conclusione standard, magari con “Astronomy”, il gruppo tira fuori l’ennesima sorpresa suonando “Hot Rails To Hell” e la violentissima “See You In Black”, semplicemente devastante. Speriamo non sia stata l’ultima volta, di questi tempi abbiamo davvero bisogno di un gruppo come i Blue Oyster Cult.

Luca Garrò

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