Bob Dylan – Padova, Gran Teatro Geox 8 novembre 2013

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Raccontare un concerto di Bob Dylan è difficilissimo. Questa volta, diversamente dal passato, vogliamo farlo portando l’esperienza di chi ha avuto l’occasione di poter vedere dal vivo il poeta della musica americana per la primissima volta proprio durante il mini tour italiano di novembre 2013, che ha già visto il Menestrello di Duluth dal vivo a Milano per tre concerti (qui la scaletta).

Lo ammetto: non sono un super fan e, come diverse persone presenti ad ogni suo concerto, la mia conoscenza dei brani di Dylan è limitata e fin troppo banale: “Like A Rolling Stone” , “Hurricane”, “Blowin’ In The Wind”, “Knockin’ On Heaven’s Door”, “Lay, Lady, Lay” sono i pezzi che il sottoscritto e molti dei convenuti avrebbero voluto trovare in scaletta. Alla fine arriverà solo un contentino in quello che, come ogni tappa di quel Never Ending Tour che dura da più di vent’anni, è un vero e proprio raduno nel quale è facile trovare i ragazzi che portano i propri padri e viceversa.

Come un orologio svizzero L’Icona si presenta alle 21.30 con la sua band sul palco del Gran Teatro Geox di Padova, che per l’occasione raggiunge il tutto esaurito. La scenografia proposta è minimal, con un tendone nero, grossi fari arancioni e luci più soffuse sul palco. Con Bob Dylan provo le stesse emozioni vissute con altri mostri sacri della Musica come Bruce Springsteen e Neil Young, entrambi in tour la scorsa estate: sono impietrito come fossi davanti ad un’opera d’arte, guardo un settantenne suonare il pianoforte e l’armonica, cantando con una voce rauca e malinconica testi che hanno fatto la storia (non solo della musica) dell’ultimo secolo.

Nella prima parte del concerto non trova spazio neanche un classicone, ma il pubblico accoglie ogni pezzo con calore. All’appello non mancano neanche coloro che si ritrovano, già dai primi minuti, a litigare con gli addetti alla sicurezza per fare delle foto con lo smartphone. Dopo un primo set decisamente emozionale Dylan, si concede un break di circa venti minuti, per poi tornare sul palco e dare ancora il meglio di sé in brani con voce e armonica. Da sottolineare la scelta di dare spazio a ben cinque episodi tratti da “Tempest”, l’ultimo disco da studio, da lui stesso definito come una delle sue migliori pubblicazioni.

Anche a Padova Bob Dylan ha confermato lo status di musicista appartenente alla vecchia guardia, in grado di salire sul palco e ipnotizzare l’ascoltatore col proprio carisma. Ad un monumento vivente, forte di una carriera che ha tagliato il traguardo dei cinquant’anni, non servono le grandi hit, e per noi comuni mortali essere lì ad ascoltare la sua musica è un privilegio che non lascia spazio a pretese. A volerla dire tutta, grazie a questa insolita scelta, al classico “Ah, sei andato a sentire Bob Dylan? Figata! Like a Rolling Stone l’ha fatta? E Knockin’ On Heaven’s Door? Eh? Eh? Eh?“, fieri e infingardi si potrà rispondere con un “No, quelle due no, ma ci ha regalato perle come What good am I e She belongs to me. Conosci?“.

Scaletta concerto Bob Dylan Padova

Set 1
Things have changed
She belongs to me
Beyond here lies nothin’
What good am I?
Waiting for you
Duquesne whistle
Pay in blood
Tangled up in blue
Love sick

Set 2
High water
Simple twist of fate
A hard rain’s a-gonna fall
Forgetful heart
Spirit on the water
Scarlet town
Soon after midnight
Long and wasted years

Encore
All along the watchtower
Blowin’ in the wind

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