Bob Dylan – Parco Ducale, Parma 18 giugno 2010

bob dylan parma 2010

 

In 22 anni di “Never-ending Tour” Bob Dylan non era mai passato per Parma, quest’anno ha finalmente aggiunto e raggiunto anche questa tappa e l’ha onorata con un entusiasmo che non si vedeva da anni.


Il pubblico è quello delle grandi occasioni (sold out con 5000 paganti) e non resiste seduto e buono sulle sedie di plastica appositamente sistemate, ma scatta, all’inizio del concerto, sotto al palco a osannare il più grande cantautore di sempre e uno degli artisti più influenti del Novecento, l’inetichettabile “Columbia Recording Artist”: Bob Dylan.

Si comincia alla grandissima con “Rainy Day Women #12 & 35″, inno allo sballo e al divertimento che questa sera caratterizzerà Bob e il pubblico. Un brano che parla anche del fatto che qualsiasi cosa si faccia si verrà criticati, e Bob ne sa qualcosa. Verso la fine di questo primo pezzo Dylan va al centro del palco e imbraccia la chitarra che alternerà con l’organetto fino alla fine, con grande gioia dei fan che preferiscono vederlo con il suo strumento caratteristico.

Segue un’irriconoscibile “It Ain’t Me, Babe” e una grande “Stuck Inside Of Mobile With The Memphis Blues Again”. Si passa ora all’organetto con il superclassico “Just Like A Woman”, il pubblico è entusiasta e Bob ci lascia cantare e fa il controcanto al verso-titolo della canzone. Torna di nuovo alla chitarra per “Beyond Here Lies Nothin'”, primo singolo dall’ultimo fantastico album, dal quale questa sera attingerà ancora con “I Feel A Change Comin’ On”, e continua con un altro classico assoluto: “Tangled Up In Blue”, uno dei testi più belli in assoluto di Bob Dylan, per creare il quale gli occorsero “dieci anni d’amore e due anni per scriverlo”.

A questo punto il biglietto del concerto è già di gran lunga ripagato, Bob è elettrizzato cone un ragazzino e con la sua mimica e gestualità riconferma la sua gioia (per la nostra gioia) ad ogni singola nota. Ma nonostante sia stato già dato tanto, ci aspetta ancora un “Love Sick” che parte raggae, la solita e graditissima “Highway 61 Revisited” hard-rock, una “Cold Irons Bound” irriconoscibile, compensata da una “Spirit On The Water” fedelissima alla versione su disco. La prima tranche si chiude con “Thunder On The Mountain” e “Ballad Of A Thin Man” da lacrime. Questa sera Dylan ha anche suonato molto l’armonica a bocca (l’atro strumento caratteristico), a volte bene (Spirit On The Water) e a volte decisamente peggio (Just Like A Woman).

Dopo la sua solita sigaretta dietro al palco torna per i bis: “Like A Rolling Stone” diversa anche dalle versioni degli ultimi anni e una “All Along The Watchtower” cantata al centro del palco e suonata con la chitarra con una fierezza incredibile, spesse volte alza gli occhi al cielo come ad attingere ispirazione dall’Alto. Al momento dei saluti si batte più volte le mani sul petto a riconfermare che non è stata una serata come tutte le altre, neanche per uno come lui che fa oltre cento concerti l’anno. Anche questa sera con “All Along The Watchtower” lui, l’ultimo profeta, ha annunciato, a suo modo, l’Apocalisse. “The wind began to howl…”

Paolo Bianchi

 

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