Bon Jovi + Nickelback – Olympiastadion, Monaco di Baviera 28 maggio 2006

Non sono mai stato un accanito supporter del bel Jon. Lo ascolto volentieri, ne riconosco l’importanza immensa nel rock biz ma non mi sono mai strappato i capelli di fronte a un disco dei Bon Jovi, se escludiamo il fantastico debut datato 1984.

E’ un dato di fatto però che se il nome di questa band è da anni nel firmamento musicale un motivo ci sarà. L’eccezionale capacità di creare singoli e hits è dote che gli esperti del business conoscono bene e trattasi, con le ovvie semplificazioni del caso, di arte non troppo difficile vista la massificazione e i media che si possono avere a disposizione quando si ‘decide’ di lanciare un determinato gruppo. Mantenersi nel tempo, sapersi rinnovare e resistere al top per lustri invece non è esattamente cosa facile. Va dato atto a Jon e ai Bon Jovi di esserci riusciti, e di trovarsi ancora sulla cima della montagna, con pieno merito.
Mi aspettavo buona musica, coinvolgimento, spettacolarità e divertimento da questa gita tedesca. Ho avuto tutto. Al cubo.

La meravigliosa location, l’incredibile bontà del tempo (nonostante piova tuttora a Monaco, nonostante piovesse al pomeriggio quando ancora ero in treno, nonostante sia sempre stato nuvoloso, non una sola goccia di pioggia ha infestato la mia trasferta crucca) nei confronti miei e dei fantastici compagni di viaggio che hanno condiviso l’avventura con il sottoscritto, la civiltà e l’organizzazione impeccabile dei tedeschi, la prestazione totale di special guest ed headliner, hanno reso lo show di domenica sera uno dei migliori concerti a cui abbia mai avuto la fortuna di assistere.
I Nickelback si sono aggregati all’ultimo momento a parte dell’european leg dei Bon Jovi. Un act dal valido presente e dal grandissimo futuro ha quindi preceduto la main attraction della serata. Chad Kroger e compagni hanno dimostrato di essere dei veri rockers in un’oretta scarsa: benché la legge di mercato imponga la riproposizione di tutti i brani da heavy rotations da loro composti finora, quando i quattro accelerano la temperatura sale indubbiamente. “Animals”, primo estratto dall’ultimo gustoso “All the Right Reasons”, fa capire sia che il volume per i Nickelback sarà non troppo elevato (la distorsione rumorosa fa paura all’ascoltatore medio, ma non al vero music fan, inoltre questo è l’abituale scotto previsto da chi fa da spalla a un Nome con la N maiuscola), sia che i ragazzi sono in palla. Ovvio che l’arena si esalti e canti “How You Remind Me” e “Photograph”, meno che rimanga quasi spaventata dal vostro redattore che impazzisce quando, durante un break dedicato al ‘maglietta in regalo time’, Kroger dà il via, per un minuto ciascuna, a “Cowboys From Hell” e “Seek And Destroy”. Geniali, da rivedere headliners e con qualche db in più.

Puntualissimo, alle 20 spaccate, Jon Bon Jovi si presenta a oltre settantamila fans adoranti, partendo con “Last Man Standing” al centro delle due braccia laterali che circondano il pit che fronteggia lo stage vero e proprio. Già, lo stage. Imponente e ricco di luci, classico megaschermo centrale e ulteriore schermone retrostante utilizzato per scenografie ed effetti speciali azzeccati. Non siamo ai livelli degli U2 dell’ultimo tour ma è veramente un palco stupendo. Quella che sarà il primo di addirittura ventisei pezzi, mette da subito in mostra un leader in gran spolvero, pronto a regalare alla platea uno spettacolo indimenticabile. Tico Torres è il solito fabbro, che unisce potenza e classe in un connubio da applausi. Per il magnifico Richie Sambora mi pare inutile sprecare elogi, mentre David Bryan chiude il quartetto ‘ufficiale’ dimostrandosi abilissimo anche come back vocalist.

La maggioranza di mid tempos in questa prima fase virtuale di set, fa pensare che il gruppo abbia in serbo un secondo tempo e un finale da paura, anche perché, a voler essere pignoli, dopo un inizio grandioso, la performance di Jon e soci sembra stabilizzarsi in un limbo sufficiente ma non d’eccellenza come era lecito attendersi. Tuttavia i Bon Jovi si dimostreranno strateghi e professionali all’inverosimile, infilando un lotto di pezzi suonati magistralmente e interpretati dal biondo frontman in modo eccelso. Proprio il singer sembra voler dare tutto sé stesso all’enorme audience dell’Olympiastadion, sbattendosi in continuazione per aumentare a dismisura la partecipazione dei fans. Rock d’annata con le recuperate “Wild In The Streets” e “I’d Die For You”, classici sciorinati a sapienti dosi, ballate ridotte all’osso (“Bed Of Roses” acustica e riarrangiata così non mi è piaciuta proprio, questo forse è l’unico neo di una serata da dieci e lode), spazio per Sambora su “I’ll Be There For You” e adrenalina a fiumi con il trittico “Bad Medicine”, “Raise Your Hands” e “Livin’ On A Prayer”. Breve pausa e ritorno on stage con quello che per il sottoscritto è stato l’highlight assoluto della serata: “Dry County”, brano magnifico riproposto egregiamente in tutta la propria epicità, nel quale ogni membro del combo ha potuto dare sfoggio alla propria abilità, un vero e proprio show stealer. “These Days” in conclusione, con Jon Bon Jovi impegnato a distruggere le proprie corde vocali fino all’ultimo secondo di set, ha raccolto l’ultimo meritatissimo applauso. Avrei voluto “Runaway” ma va benissimo così. Giù il cappello per questa esibizione eccezionale, conclusasi con un crescendo inarrestabile di emozioni e sano Rock. I luoghi comuni sulle star della scena musicale, i pregiudizi e le facili ironie su gruppi ultrablasonati considerati bolliti e tenuti in vita solo dal nome e dai media, vengono disintegrati di fronte a performance dal vivo di questo calibro. Il palco è l’unico vero e inconfutabile giudice, che questa sera elegge i Bon Jovi legittimi padroni dell’hard rock mainstream mondiale, e che prepara, ulteriormente, il terreno (benché negli States non ce ne sia più bisogno) ai Nickelback.

Nickelback setlist: Animals, Woke Up This Morning, Photograph, Too Bad, Far Away, Never Again, Someday, Pantera/Metallica’s Medley, Savin’ Me, Figured You Out, How You Remind Me.

Bon Jovi setlist: Last Man Standing, You Give Love A Bad Name, Captain Crash & The Beauty Queen From Mars, I’d Die For You, Born To Be My Baby, Story Of My Life, I Want To Be Loved, Everyday, I’ll Sleep When I’m Dead, The Radio Saved My Life Tonight, Wild In The Streets, In These Arms, Have A Nice Day, Who Says You Can’t Go Home, It’s My Life, Blaze Of Glory, Bed Of Roses, I’ll Be There For You, Bad Medicine, Raise Your Hands, Livin On A Prayer, Dry County, Wanted Dead Or Alive, Someday I’ll Be Saturday Night, Keep The Faith, Bells Of Freedom, These Days.

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