Bruce Springsteen – Datch Forum Assago, Milano 12 maggio 2006

Fuori dal DatchForum un’ora e mezza buona di fila aspetta i dodici mila fortunati che sono riusciti a trovare un biglietto per una delle dieci date di questo mini tour di Bruce Springsteen, in Europa per presentare il suo ultimo lavoro, “We Shall Overcome-The Seeger Session”.

Proprio il fatto che le date siano davvero poche ha portato a Milano persone da mezza Europa e non è raro incontrare fan provenienti dagli Stati Uniti. L’attesa, come per ogni concerto del Boss, è enorme, nonostante dal 2003 sia la terza volta che il pubblico di Milano ha la possibilità di vederlo, l’ultima volta meno di un anno fa per il tour acustico di “Devils And Dust”. Il palco si presenta molto semplice, con un’infinità di strumenti (i musicisti saranno diciotto!) e pochi effetti che ricordano la cover dell’album. Lo show ha inizio con Jessy Jane e non si ha il tempo di chiedersi se verranno effettuati pezzi storici di Bruce riarrangiati per l’occasione, che subito parte Johnny 99, uno dei pezzi più belli di “Nebraska”. Springsteen presenta ogni canzone in un italiano quasi perfetto, cercando di farci capire l’importanza e la profondità di canzoni scritte anche nel XIX secolo, ma di un’attualità disarmante in questo particolare momento storico. La cosa che ha caratterizzato la carriera di Bruce è proprio quella schierarsi da sempre con i meno fortunati, con chi suo malgrado finisce in guerre in cui non crede e ne torna distrutto nel corpo e nell’animo, contro ogni tipo di ingiustizia o violenza. L’ultimo album, il primo di pezzi non scritti interamente da lui, da questo punto di vista, non si discosta dal resto della sua carriera. A livello musicale, chiaramente, il discorso è differente: se non si conoscessero i testi sembrerebbero canzoni piene di gioia, mentre le tematiche non rispecchiano tale sentimento. Un po’ quello che accadde in “Born In The Usa”. Il concerto continua all’insegna dell’ultimo album, tra una trascinante “Mary Don’t You Weep” e un’infinita “Pay Me My Money Down”, passando attraverso alcune altre chicche del repertorio storico come “Open All Night”, la davvero inaspettata “Cadillac Ranch” (che si riconosce solo nel ritornello) e la grandiosa “You Can Look But You Better Not Touch”, sempre da “The River” che il pubblico non vorrebbe mai smettere di cantare. I musicisti sono molto affiatati e le tre ore di concerto volano letteralmente. Quando Bruce ci annuncia che tornerà in autunno, capiamo di avere ancora un motivo per arrivarci all’autunno. Inizierò ora a mettere via i soldi. Santo Subito.

L.G.

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