Bruce Springsteen – PalaMalaguti, Bologna 1 ottobre 2006

Bruce Springsteen torna in Italia, accompagnato ancora una volta da quella Seeger Session Band con cui l’avevamo ammirato a Milano a maggio, ma questa volta con ben sette date. Il  mini tour italiano inizia da Bologna, città sempre amata dal Boss, che già nel 2002 era stata sede di un concerto straordinario.

Quella volta il disco da presentare era il primo di inediti con la E street Band dopo 20 anni, oggi invece il disco da celebrare è “We Shall Overcome”, del quale recentemente è uscita una nuova versione condita di qualche succulento inedito. L’asse portante del concerto è fondamentalmente la stessa di maggio, anche se le sorprese, come in ogni concerto di Springsteen, non mancheranno. Il tour primaverile era forse servito da assaggio per il pubblico o semplicemente per testare l’appeal che poteva avere un concerto non certo convenzionale, né tanto meno composto da pezzi scritti dal rocker americano. Ma quando si muove Springsteen, chiunque l’accompagni, certi calcoli lasciano il tempo che trovano poiché il suo pubblico è talmente legato al proprio idolo da seguirlo sempre e comunque. Se si aggiunge che il disco in questione è quanto di migliore sia uscito in questo 2006, le conclusioni si traggono da sole. Lo show inizia con “Jesse James” come a Milano, e prosegue con altri pezzi dell’ultimo album, come  “John Henry” e “O Mary Don’t You Weep”, che riscuote sempre grande successo, forse perché una delle più cantabili dell’intero concerto. Tra un pezzo e un altro di Peter Seeger, il boss trova il tempo di riadattare alcuni pezzi della propria discografia rivestendoli di strumenti inusuali quali il banjo e una serie infinita di fiati. A Milano aveva pescato “Johnny 99″, mentre qui il pezzo scelto da “Nebraska” è la celeberrima “Atlantic City”; altra grande sorpresa risulta essere “The River”, mai proposta fino ad ora e sempre attesissima dai fan ad ogni concerto. La carica emotiva è tale da far venire i brividi ai 12 mila del Palamalaguti. L’atmosfera che pervade però l’intera serata è di grande festa ed il clima è talmente gioioso, che il parterre è pieno di coppie che ballano e si scatenano sui ritmi indiavolati del gruppo. Lo stesso Springsteen trasmette una carica ai compagni ed al pubblico, che risulta impossibile stare fermi al proprio posto. L’esempio più lampante è l’esecuzione di “Pay Me My Money Down” che il pubblico continua a cantare anche quando sul palco riamngono solo gli strumenti. Ogni tanto l’atmosfera si fa più raccolta e pezzi come “We Shall Overcome”, la toccante “Mrs. McGrath” e la splendida, struggente “My City Of Ruins” fanno raccogliere il pubblico in un unico immenso abbraccio. Ma poi, annunciata dal classico one – two – three – four, parte “Open All Night” e anche gli scettici capiscono che, dopo aver speso tanti soldi per il biglietto, da un concerto di Springsteen si esce comunque sempre più ricchi.

L.G.

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