Bud Spencer Blues Explosion, Torino Hiroshima Mon Amour 12 aprile 2014

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Quinta tappa del “This is not a show!” tour dei Bud Spencer Blues Explosion, quinta scarica di bombe a mano sul loro pubblico in continua espansione. Come loro stessi hanno anticipato, il 12 aprile 2014, all’Hiroshima Mon Amour di Torino, “hanno suonato e ce le hanno suonate”.

Adriano Viterbini è un chitarrista mostruoso, pura incarnazione della virtuosa spinta evolutiva di qualunque aspirante musicista nostrano. L’ha dimostrato con l’avvio dei Bud, l’ha confermato con il suo magnifico lavoro da solista e adesso lo ribadisce violentemente sul palco, mentre il duo romano per la prima volta decide di rimettere in discussione il proprio processo creativo. Cesare Petulicchio, dal canto suo, dietro le pelli non perde terreno, anzi, mantiene salda una struttura che dal vivo si diverte a scandire l’adduzione e l’abduzione di ogni articolazione presente nel locale. Parlando ancora di processo creativo è bene sottolineare che tra gli intenti di questo tour di non-show figura quello di leggere direttamente dalla platea le giuste indicazioni per concretizzare il nuovo materiale. Sostanzialmente l’improvvisazione è uno dei valori aggiunti dei BSBE, a cui basta davvero una fulminea occhiata d’intesa per poter creare un pattern di blues grezzo e dinamico. E tutto quello che all’Hiroshima si è interposto tra il nuovo disarcionante singolo “Duel” e i successi degli anni passati, tra i quali “Giocattoli” (che per riprenderne i lyrics ci ha portato “a calci in culo fin sulle stelle”) e la graffiante “Dio odia i tristi”, è stato un primordiale ed estasiante mix di blues e alt-rock. Quello che in Italia sembra essere l’Eldorado.

Ed eccoci all’hot topic che insegue Viterbini e Petulicchio fin dagli esordi: il basso. Di solito sto attento a non cascare in queste trappole scontate, o addirittura mi metto ad ironizzare su chi non riesce ad evitarlo. Ma questa volta mi lascio incastrare consapevolmente. Sì, è vero, con un basso elettrico il suono sarebbe più armonico, più profondo e canonico. Ma forse è inutile andare avanti per questa strada, dal momento che dal vivo funziona tutto alla grande e la loro peculiarità sta nel riuscire egregiamente a farne a meno, del basso. Detto questo, metto da parte la spocchia da scribacchino e confesso di morire anche io dalla voglia di vedere come sarebbero con una formazione rock più classica, perché potenzialmente l’Europa potrebbe anche prendersi una bella sbandata per i nostri romani. Ovviamente (e auspicabilmente) questa considerazione non vuole escludere che questo possa accadere anche senza ampliare la loro line-up. Nel frattempo la sbandata ce la siamo presa noi, insieme ad un sacco di cartelle.


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