Bullet For My Valentine – Alcatraz, Milano 17 giugno 2008

Giubbata d’acqua, partita della nazionale, concerto dei Radiohead in contemporanea. Si può fare un concerto in condizioni più svantaggiose? L’Alcatraz, in versione ridotta, ha comunque una discreta affluenza di pubblico…e che pubblico. Ragazzini e ragazzine come se piovesse, roba da 30 Second To Mars e Finley…ma è un piacere vedere dei ggiuovani ascoltare un concerto di altri ggiuovani che, tra l’altro, pestano come si deve.

Apertura per il trio Black Tide. Questi non arrivano a vent’anni e molto probabilmente non hanno mai ascoltato un disco uscito dopo il 1990…fatto inusuale ma molto gradito. I tre ragazzini sparano un solidissimo thrash metal vecchia scuola, arricchito dalle cover di ‘Hit The Lights’ dei Metallica e ‘Prowler’ degli Iron Maiden. I tre hanno una gran voglia di spaccare e musicalmente sono davvero dotati, soprattutto il chitarrista (vera macina di riff e assoli) e il fisicatissimo batterista. Devono un po’ lavorare dal punto di vista vocale (a volte sembrava di stare a un concerto delle scuole) ma i ragazzi hanno un potenziale enorme.

Giunge quindi il momento dei Bullet For My Valentine, acclamatissimi dal pubblico già caldo, soprattutto per la notizia del gol di Pirlo. Su disco i quattro inglesi lasciano piuttosto allibiti…all’inizio pensi: ‘e questi sarebbero il futuro del metal, i nuovi Metallica? ma daaaaai’ poi però pensi: ‘Beh, ma di sicuro nei primi anni ’80 qualche vecchio bavoso pensava dei Metallica le stesse cose, tipo che non potevano essere loro il futuro della musica pesante…’, poi si rinsavisci e dici ‘no beh, in effetti è una mezza sola confezionata per bambini’. I quattro piccoli però (piccoli in tutti i sensi) hanno energie da vendere.

Dal vivo sono incredibilmente più simpatici che su disco e parecchio meno cretini di come appaiono in foto. Si vede che sono ragazzi umili, che fanno la gavetta ma che hanno voglia di spaccare tutto. Il fatto che un chitarrista sembri un baby Hetfield e il bassista sembri un baby Trujillo è una curiosa coincidenza.
Senza troppi fronzoli aprono con la title track di Scream Aim Fire, seguita a ruota da ‘Disappear’, ‘4 Words’, ‘Tears Don’t Fall’ e ‘Suffocating Under Words Of Sorrow’ (tratte dal primo album). Seguono ‘Say Goodnight’ e ‘Take It Out On Me’. Il concerto è andato avanti per meno di un’ora e mezza, presentando come picchi ‘Hearts Burst Into Fire’ (a quanto pare il loro pezzo più amato) e la cover finale di ‘Creeping Death’ dei Metallica.

Non è niente di rivoluzionario per chi è abituato alla musica pesante, ma è davvero un piacere vedere questo genere musicale presentato da giovanissimi e che riesce ad attirare ragazzine delle scuole vestite da uscita al sabato sera.
Headbanging e pogo per principianti, ma da qualche parte si deve pure incominciare!

M.B.

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