Bullet For My Valentine + Guests – New Age Club, Roncade (TV) 16 giugno 2010

bullet for my valentine roncade 2010

Ci fossero stati 3-4 gradi in più, il New Age Club sarebbe stata la cosa terrena più vicina ad un girone dell’Inferno di Dante: una ottima affluenza ha accolto calorosamente, nel senso più letterale del termine, l’unico concerto da headliner dei gallesi Bullet For My Valentine per l’estate 2010.


La band infatti ritornerà in Italia il 27 giugno al Gods of Metal, occupando lo slot appena prima dei Motorhead.

Ad aprire la serata un’accoppiata proveniente dalla Roadrunner Records: Cancer Bats e Atreyu. Per i primi, in giro per l’Europa per promuovere il recente “Bears, mayors, scraps and bone”, uno show di mestiere, con suoni molto sporchi che rendono la loro proposta metalcore meno standard e più vicina allo sludge. Molto meglio invece per gli Atreyu, per la loro prima data italiana dalla pubblicazione di “Congregation of the damned”, e anche loro di ritorno il prossimo weekend a Torino. Uno show nel quale è stato dato spazio all’ultima release, ma con tante incursioni nel passato, come una “Bleeding mascara” piazzata tra le prime posizioni della setlist, e una cover di “You give love a bad name” di Bon Jovi che ha scaldato il pubblico in attesa del piatto forte della serata. I migliori del lotto, a conti fatti, restano proprio gli statunitensi.

Questo vuol dire che i Bullet For My Valentine hanno deluso? No, i gallesi hanno offerto uno show da paura, dal punto di vista dei suoni e delle luci, e il quartetto crede ciecamente nel loro materiale, soprattutto il nuovo “Fever”, dimostrando di essere al pari di nomi più blasonati (Trivium) nell’oretta e una manciata di minuti di concerto. Sì, questa è proprio la più grossa delusione: rispetto a una decina di giorni fa, quando li abbiamo visti al Rock im Park, la scaletta non ha subito grosse variazioni, escludendo l’aggiunta di un paio di pezzi. Comprensibile questa mossa per l’esigua discografia (d’altronde “Fever” resta il loro terzo album), molto meno giustificabile se il biglietto d’ingresso, al botteghino, costava ben 29 euro e molta gente è venuta anche da Varese per goderseli da soli in un club. Altro punto a loro sfavore è il fatto di avere assunto, forse involontariamente, lo stato di boyband con i chitarroni: saranno le canzoni un po’ ruffiane dal punto di vista delle melodie e dei testi, ma il seguito medio della band è il ragazzino di 14-15 anni che li segue più per il fatto che “fa figo”. Proprio per questa ragione la band non si sbottona più di tanto, offrendo uno spettacolo tanto perfetto quanto freddo.

Quello che stupisce è il fatto che, come si può intuire qui sopra, ormai la loro giovane fanbase li ha eletti a band simbolo: testi a memoria cantati a squarciagola, cori e un’accoglienza clamorosa. L’immagine del ragazzino di prima media che canta tutta “Scream aim fire”, brano che ha già lo status di classico, è la perfetta sintesi del successo che la band di Matt Tuck ha tra i kids. E sicuramente è destinato a crescere con i mesi: la loro fama “per moda” non appoggia su basi ridicole come capita ad altri act attuali ma su delle canzoni che saranno ruffiane ma potenzialmente ascoltabili da tutti. A noi non resta che augurare a questi quattro britannici il successo che, a oggi, si meritano.

Si ringrazia lo staff del New Age Club per la collaborazione

Nicola Lucchetta

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