Camel, Torino Hiroshima Mon Amour 20 marzo 2014

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Successo oltre ogni aspettativa per i Camel a Torino, nella prima di due date in Italia previste per il loro tour celebrativo. Il concerto del 20 marzo 2014, andato in scena all’Hiroshima Mon Amour, ha registrato un sorprendente sold out che ha lasciato a bocca asciutta diverse decine di fan accorsi in via Bossoli con la speranza di comprare il biglietto all’ultimo minuto.

Quarant’anni di carriera per le leggende del progressive rock, onorati con la scelta di suddividere lo show in due set, il primo dei quali riservato alla proposta integrale del loro capolavoro: “The Snow Goose”. Sedici brani per un viaggio sensoriale di poco meno di un’ora di durata, in cui non si ode una singola parola. Chiunque abbia avuto il privilegio di assistere al concerto avrà realizzato che smembrare il terzo album dei Camel è un delitto. La funzione propedeutica di ogni singolo pezzo rende questa pietra miliare del prog un magnifico monolite in grado di affascinare qualunque tipo di ascoltatore dal buon orecchio. In tal senso è eccezionale vedere un trentenne metallaro con la maglia dei Sepultura affianco ad un cinquantenne con la polo e gli occhiali bordati, entrambi con gli occhi chiusi, ammaliati dal flauto di Andrew Latimer.
Il secondo set, servito al pubblico ancora affamato dopo una pausa di circa venti minuti, ha visto i musicisti britannici uscire dal concept dalle atmosfere epiche per saccheggiare il resto della loro longeva carriera, con altri otto pezzi. L’ottima forma della band è sotto gli occhi di tutti, così come l’alchimia tra i componenti. Si parte con la versione acustiva di “Never Let Go”, conclusa con un maestoso assolo di chitarra elettrica e si raggiunge l’apice con “Fox Hill”, introdotta da un carismatico Colin Bass in stato di grazia, tanto al basso quanto al microfono, che muove i giusti fili per avviare la platea in uno degli ultimi viaggi della serata. Dopo aver concluso il secondo set con “For Today” i Camel concedono un ultimo, intenso brano: “Lady Fantasy”. Un unico encore che conclude sontuosamente un appuntamento con la storia del rock progressivo inglese, a quattordici anni di distanza dall’ultima avventura italiana della band, nella stessa medesima location.

L’intento dei Camel è quello di celebrare, ma il desiderio è di inchinarsi e prendersi i meritati applausi che il mondo può riservargli.


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