Cannibal Corpse – Alcatraz, Milano 13 Ottobre 2009



Nel titolo vengono indicati solo gli headliner. In realtà si è trattato di un vero e proprio mini – festival dedicato al death metal, declinato principalmente nella sua accezione più dura.Ben quattro, infatti, le band presenti, per un successo di pubblico che, alla fine della serata, è arrivato a lambire il tutto esaurito: certo, si utilizzava il palco ‘piccolo’, ma la parte del locale aperta al pubblico era stracolma. Segno che molti fan non si sono dimenticati di un gruppo storico come i Cannibal. E anche gli altri nomi hanno potuto contare su di un folto zoccolo duro di estimatori.

Aprono lo show, come da programma, gli Obscura. A posteriori, forse si sarebbero meritati una miglior collocazione, soprattutto constatando la prova piuttosto incolore offerta dal gruppo che seguirà. Innanzitutto perché hanno appena pubblicato un grande album come “Cosmogenesis”. In secondo luogo perché, nonostante dal vivo non riescano a riproporre al meglio le atmosfere schizzate ed intricate che tanto giovano ai loro lavori in studio, sono comunque una band coraggiosa e stimolante, che cerca a suo modo di ripercorrere le tappe che furono di Atheist, Pestilence e secondi Death. Peccato si siano dovuti esibire in un’Alcatraz ancora semivuoto. Mentre all’arrivo degli Evocation il locale si stava già riempiendo, cosicché questi ultimi hanno potuto godere di maggior audience. Lo so che si sta parlando di un gruppo storico, riformato da poco ma già attivo agli inizi degli anni Novanta. Solo che, per le mie orecchie, il loro tipico swedish – sound a là Entombed e Dismember non è parso nulla di ché. C’è chi lo interpretava già meglio ai tempi, e non basta alleggerire il tutto con piccole variazioni melodiche per risultare convincentemente personali. Ci sarà un motivo se loro si sono sciolti quasi subito, per ridestarsi in epoca di revisionismo storico, mentre i mostri sacri succitati hanno influenzato centinaia di gruppi, o no?

Le cose cambiano all’arrivo dei Dying Fetus, band che ha fatto la storia e che continua a sfornare dischi esaltanti e centrati, che miscelano sapientemente death, grind e scorie hardcore. In tre riescono a creare un muro di suono impressionante, nonostante alcune stranezze nei suoni (il volume, sin troppo alto e frastornante con gli Obscura, adesso è diminuito della metà e risulta fin quasi ‘tenue’ per il genere di musica proposta), e in tre quarti d’ora scarsi dimostrano di essere fuoriclasse anche dal vivo, non solo in studio. Una scaletta ben equilibrata fra ultimi dischi e primi (capo)lavori è ulteriore suggello di una prestazione che non verrà facilmente dimenticata dai presenti. In particolare, il sottoscritto ha molto apprezzato la presenza di un buon numero di brani estratti da album clamorosi quali “Killing On Adrenaline” e “Destroy The Opposition”, riproposti fra l’altro con un’abilità e una compattezza veramente notevoli. Successo su tutta la linea, volumi a parte.

Quando la band di Buffalo inizia a suonare, il volume è finalmente assennato, né troppo debole né troppo forte. Sulla prova del Cadavere Cannibale c’è poco da dire: tanta grinta, tanta violenza, parecchio mestiere. Alfiere del brutal death più grezzo e viscerale (genere che, praticamente, hanno inventato loro, insieme ai più tecnici Suffocation), il gruppo ‘fronteggiato’ da George “Corpsegrinder” Fisher è esattamente quello che ti aspetti: ammetto di non averli mai visti dal vivo, ma probabilmente i loro concerti sono sempre stati identici, dal 1988 sino ad oggi, cambio di cantante a parte. Forse una volta facevano meno interruzioni, ma questo non si rivela un problema, perché quando ci danno dentro non ce n’è per nessuno. Corpsegrinder beve coca – cola ogni dieci minuti, ma il suo latrato è sempre potente e ‘brutale’ al punto giusto, e la band lo segue a meraviglia. Meccanismi rodati da più di due decenni di attività, non c’è da meravigliarsi che tutto funzioni al meglio. Un’ora e mezza di concerto che scalda a dovere tutti gli headbanger accorsi, e falsa conclusione affidata al loro cavallo di battaglia per antonomasia, “Hammer Smashed Face” (falsa perché attaccheranno subito con “Stripped, Raped And Strangled”, questo sì davvero l’ultimo brano del concerto). Divertente Fisher che dedica “Fucked With A Knife” (o forse era “I Cum Blood”? Non mi ricordo bene, in ogni caso il discorso non cambia…) a tutte le ragazze presenti, delicatezza che le stesse mostrano di apprezzare parecchio. Per il resto, una volgare dimostrazione di potenza; e questo è più che sufficiente per i Cannibal Corpse. Nel complesso, un’ottima serata di sano metallo della morte. Ce ne vorrebbero più spesso.

Dying Fetus setlist: Homicidal Retribution – Your Treachery Will Die With You – Grotesque Impalement – Intentional Manslaughter – justifiable Homicide – One Shot One Kill – Shepherd’s Commandment – Pissing In The Mainstream/Kill Your Mother Rape Your Dog – Praise The Lord (Opium Of The Masses)

Cannibal Corpse setlist: Evisceration Plague – The Time To Kill is Now – Disfigured – Death Walking Terror – I Cum Blood – Fucked With A Knife – Sentenced To Burn – Evidence In The Furnace – The Wretched Spawn – Scalding Hail – Make Them Suffer – Pit Of Zombies – Shatter Their Bones – Vomit The Soul – Priests of Sodom – Unleashing The Bloodthirsty – A Skull Full Of Maggots – Hammer Smashed Face – Stripped, Raped & Strangled

Stefano Masnaghetti

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