Concerto Arctic Monkeys Ferrara Piazza Castello 11 luglio 2013

Se il buongiorno si vede dal mattino, il nuovo disco degli Arctic Monkeys sarà l’album più “americano” della loro discografia, più anche di quella sorpresa psichedelica chiamata Humbug, terzo album del 2009 che spiazzò i fan di vecchia data ma che fece fare al quartetto di Alex Turner il salto definitivo al di fuori del Regno Unito. Un successo arrivato anche in Italia già da qualche anno e che ha portato a Piazza Castello di Ferrara un’ondata di fan, giovani e meno giovani, a conferma dell’enorme successo del giorno prima al Rock In Roma.

Ne hanno fatti di passi avanti le “scimmiette“, e proprio il frontman Alex Turner ne è l’esempio più lampante. Partito come un ragazzino timido con tante idee (chi si ricorda il promo video di I Bet You Look Good on the Dancefloor?) e l’involontario ruolo di cantastorie generazionale, è diventato in poco più di un lustro il ragazzo più cool della scena inglese, seguendo un percorso già battuto negli anni Novanta da un suo illustre conterraneo, Jarvis Cocker dei Pulp. Il tutto con un’unica sostanziale differenza: quel modo di fare e quell’accento americano, dovuto in parte anche al suo trasloco in pianta stabile a Los Angeles, amplificato rispetto all’ultimo tour e che ha fatto storcere ai più il naso nella loro recente performance da headliner a Glastonbury.

Escludendo il bassista Nick O’Malley (che non si è mosso di un millimetro dal suo ingresso nel gruppo), l’aria di cambiamento rispetto agli esordi arriva anche dagli altri due componenti storici, più “musicale” per il batterista Matt Helders (il secondo frontman del gruppo e uno dei batteristi più validi usciti dal Regno Unito negli ultimi vent’anni), più “stilistica” per l’altro chitarrista Jamie Cook, che sembra voler assecondare sempre più i suoi gusti musicali indie con un look da mod d’annata. Una band che ha bruciato le tappe, dimostrando una capacità di tenere il palco raramente vista nella nuova ondata britannica e una maturità strabiliante nel riproporre i pezzi vecchi, inserendo qualche piccolo riarrangiamento per renderli in linea con il nuovo percorso. Ma parliamo della scaletta: per coloro che adorano i “vecchi” Arctic Monkeys il tour da non perdere era proprio questo. Pur proponendo almeno tre canzoni da ogni album, più due estratti dall’imminente AM e una manciata di singoli extra, la parte del leone l’ha avuta Favourite Worst Nightmare, dal quale sono stati pescati ben sei pezzi. Una vera alternanza di episodi più sperimentali (come la conclusiva 505) e inni generazionali, come Dancing Shoes e la più recente R U Mine, tra i brani più apprezzati della serata, in uno show della durata di circa novanta minuti nel quale i desideri dei fan dovrebbero essere stati più o meno tutti soddisfatti: dei brani più noti manca giusto quella Fake Tales From San Francisco suonata la sera prima a Roma.

Gli Arctic Monkeys non sono più una sorpresa in Italia da diversi anni: il sold out di Ferrara è infatti solo una delle tante conferme che anche in Italia uno dei nomi più importanti del Regno Unito ha una solida, numerosa e fedele fanbase. In apertura il set di Miles Kane in versione solista, in tour per promuovere il suo secondo lavoro solista Don’t Forget Who You Are: sonorità retrò, un gran tiro e quella smorfia alla Paul McCartney che fa guadagnare punti simpatia alla prima visione. Amico di Alex Turner (suonarono insieme nei The Last Shadow Puppets), verrà chiamato sul palco per il ruolo di chitarrista nella già citata 505.

Setlist Arctic Monkeys: Do I Wanna Know?, Brianstorm, Dancing Shoes, Don’t Sit Down ‘Cause I’ve Moved Your Chair, Teddy Picker, Crying Lightning, Brick by Brick, Evil Twin, Old Yellow Bricks, She’s Thunderstorms, Pretty Visitors, I Bet You Look Good on the Dancefloor, Do Me a Favour, Suck It and See, Fluorescent Adolescent, R U Mine?, Cornerstone, Mardy Bum, When the Sun Goes Down, 505

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