Concerto David Byrne St. Vincent Padova Gran Teatro Geox 10 settembre 2013

La musica è sinuosa, calda, intelligente. Succede, quando sul palco ci sono due come David Byrne e St.Vincent, martedì 10 settembre al Gran Teatro Geox di Padova. La loro collaborazione ci ha dato uno dei dischi più interessanti del 2012, Love This Giant. E di vera partnership musicale si tratta, con equo spazio per le composizioni di entrambi, uno che si adatta a fare backing vocals all’altro, il risultato di due energie e generazioni differenti che producono vibrazioni eccitanti, quasi dance.

Sono in dodici sul palco, compresi otto fiatisti tra sousaphone e corno inglese, e questa potenza di fuoco è evidente subito dall’iniziale Who, pompata e pimpante. Un palco ben affollato, dove ciascuno ha il suo posto e spicca la mancanza di un basso, malgrado il ritmo sia sovrano. Un set fatto anche di gestualità, non solo di musica e voci (splendide: tagliente quella di Byrne, melodica ed energica quella di St.Vincent, al secolo Annie Clark), in cui i movimenti sono coordinati come in un balletto. Il risultato è quasi un Cotton Club del 2013, uno spettacolo di arte varia dove ciascuno ha il suo ruolo. I brani scivolano via e Marrow vede la Clark al centro di un turbinio funk psichedelico di fiati dove lei ondeggia come spinta dal vento. Ma il boato arriva con This Must Be The Place, dal repertorio dei grandissimi Talking Heads, e non sarà l’unico.

Ritmo a mille, sincopato e divertente, escursioni nella leggerezza del pop. Il duo è affiatato (sta registrando un nuovo album, spiega un affabile St.Vincent prima di presentare il gruppo) e produce scintille quando le voci si intrecciano, si inerpicano una sull’altra. Ma non c’è la solita competizione per prevalere, soprattutto una fedeltà assoluta al progetto con una sola concessione a Strange Overtones dall’album del 2008 con il geniaccio gemello Brian Eno.

Love This Giant viene eseguito quasi per intero, tra svisate fiatistiche, elettronica ben dosata, folate swing anni ’40, finte battaglie tra i due davanti ad un theremin distorto. Wild Life, altro capolavoro siglato Talking Heads, scatena un vero boato, con i musicisti che la cantano a turno, in una ronda sonora. Standing ovation. Nel bis, richiesto a gran voce, tutti sotto il palco a ballare l’irresistibile ritmo afro di Burning Down The House e poi è l’angelica voce di Annie a portarci via. Quasi increduli di un’acclamazione così calda i due, felici e sorridenti, propongono una scatenata Road To Nowhere, sempre dall’archivio delle Teste Parlanti, con i musicisti che si sporgono dal proscenio a salutare suonando. Love St.Vincent, Byrne non è una sorpresa.

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