Concerto Dream Theater Palasport Pordenone 20 febbraio 2012

Pordenone accolse i Dream Theater in concerto già nel 1998, ma rispetto a ieri sera sembra sia passato un secolo: c’era ancora il batterista Mike Portnoy, fondatore e leader carismatico, in line up e Derek Sherinian sembrava fosse in grado di dare quella marcia in più ad una band pronta a consolidare lo status di prog metal band di riferimento. Non a caso, il loro ultimo capolavoro “Metropolis Part 2: Scenes From A Memory” sarebbe uscito da lì a poco. A quattrodici anni di distanza lo scenario è nettamente cambiato: ci troviamo davanti ottimi musicisti con un nuovo tastierista, Jordan Rudess, e un batterista, Mike Mangini, tra i turnisti più quotati in circolazione. I lavori in studio del Terzo Millennio però non sono riusciti ad eguagliare il luminoso passato: una serie di album, tra cui anche l’ultimo “A Dramatic Turn Of Events“, che confermano lo stato di smarrimento artistico che il combo statunitense sta avendo da un po’ di anni. Cosa che comunque i fan, tra i più fedeli in circolazione, sembra non abbiano ancora colto, e a dimostrarlo è l’ottima affluenza della prima delle tre date italiane del nuovo tour di LaBrie e compagni.

La differenza tra il nuovo repertorio è quello vecchio è lampante nella scaletta di un concerto che ha superato di poco le due ore di durata. Una “Wait For Sleep” fa impallidire gli estratti dall’ultimo decennio, e anche il più coinvolgente dei pezzi più recenti (“As I Am“) perde il confronto con una “6:00” a caso. Proprio la setlist è il punto debole della serata: pur essendo studiata per promuovere la nuova raccolta di inediti (ben sei brani su nove sono stati proposti), Petrucci e soci sembrano voler accantonare la prima parte della carriera, limitandosi a pochissimi estratti che hanno spinto verso l’alto uno show altrimenti anonimo. “Surrounded” si rivela tra i migliori episodi della serata e “A Fortune In Lies” è la vera chicca che ha fatto sobbalzare più di un presente.

Loro comunque non tradiscono dal punto di vista della performance: lo spettacolo è estremamente curato, loro a livello tecnico/strumentale sono ineccepibili e nulla è lasciato al caso. Saranno anonimi, glaciali e discutibili sotto diversi punti di vista, ma lo show offerto è comunque di livello superlativo. Certo, si parla comunque di una band consigliata ormai solo ai fan più intransigenti: tutti gli altri si annoierebbero dopo pochi minuti.

Chiudiamo con una piccola parentesi sui Periphery: band onesta, anch’essa composta da musicisti di grido, ma che non fa altro che riciclare i riff dei Meshuggah inserendo delle parti melodiche. Non brutti, ma di sicuro trascurabili.

Setlist: Bridges in the Sky, 6:00, Build Me Up, Break Me Down, Surrounded, The Dark Eternal Night, Drum Solo, A Fortune in Lies, Outcry, Wait for Sleep, Far from Heaven, On the Backs of Angels, War Inside My Head, The Test that Stumped Them All, The Spirit Carries On, Breaking All Illusions, As I Am

Nicola Lucchetta

Condividi.