Concerto Ellie Goulding Milano Magazzini Generali 24 aprile 2013

Il 24 Aprile è arrivata la biondissima Ellie Goulding a scaldare i Magazzini Generali di Milano con il suo dance pop (o almeno.. così viene definita la sua musica su Wikipedia). 75 minuti precisi come da programma per far ascoltare al pubblico della città tentacolare i brani estratti dai suoi due album, “Lights” del 2010 e “Halcyon” del 2012.

La scaletta fa storcere un po’ il naso a chi la segue dall’inizio della sua carriera: in ordine più o meno sparso, i tre singoli estratti dal nuovo album “Anything could happen“, “Figure 8” ed “Explosions“, che fa commuovere, la title track dell’ultima fatica “Halcyon“, “Your Song” (cover delicata del famoso brano di Elton John), “My Blood“, il singolo che l’ha fatta conoscere “Starry Eyed“, “Guns and Horses” chitarra e voce, chitarra suonata da lei senza neanche una sbafatura, il momento forse più interessante di tutto lo show, e il finale con “I need your love“, quel featuring con Calvin Harris, che, per inciso, è il momento in cui il pubblico si scatena di più (fatto che vale più di mille parole sui fruitori di concerti moderni), e “Lights“, title track del primo album. Peccato aver lasciato fuori “Under the Sheets” e “Salt Skin“, due dei pezzi migliori del primo album, e il singolo “The Writer“. Scaletta, tra l’altro, più corta di almeno tre brani rispetto alle altre date europee, forse per le condizioni della sua voce, o per altri motivi che non ci è dato sapere.

Ellie, infatti, appare un po’ giù di voce e si sente, ma riesce comunque a portare a termine in maniera egregia lo show, nascondendo con grande maestria i problemi con passi di danza e grande energia. L’impostazione dello show è sembrata simile a quella dei suoi connazionali Arctic Monkeys, un pezzo dietro l’altro e l’interazione col pubblico che si limita a un “grazie” ogni tanto. Ma non è detto che tutto ciò sia un male.

Peccato per la solita storia dell’acustica dei Magazzini Generali, quel luogo dove se non hai la fortuna di essere in prima fila il concerto te lo devi immaginare, e infatti i (pochi) intermezzi parlati non arrivano alle ultime file.

Denise D’Angelilli

Condividi.