Concerto Kiss Codroipo (UD) Villa Manin 17 giugno 2013

I Kiss sono una delle più grandi macchine da soldi della storia del rock. Sono anche dei geni del marketing, capaci di pubblicizzare un ragno meccanico (che funzionerà solamente per una manciata di minuti delle quasi due ore di show) come “la più grande produzione di sempre“. Ma, soprattutto, hanno capito sin dagli esordi la regola aurea che dovrebbe essere alla base dello stile di vita di ogni musicista professionista: tenersi in forma, mantenere quel minimo di pratica con lo strumento e dare ai fan uno show destinato a restare nelle loro teste per anni. Tre punti che Paul Stanley e soci hanno ribadito nel concerto di ieri sera a Villa Manin, prima delle loro due tappe italiane per l’estate 2013.

Fotografie a cura di Giuseppe Craca

Senza i freni inibitori di un palasport, i Kiss sono riusciti a presentare al loro pubblico uno show senza alcun limite tecnico: oltre a quei trademark che si portano dietro da anni, come un Gene Simmons sputafuoco o Paul Stanley che vola sopra al pubblico durante Love Gun, e alla vagonata di pose che il quartetto si spara davanti agli adoranti fan un momento sì e l’altro pure, i nordamericani hanno sfoderato a pieno regime il loro arsenale di getti d’aria, fuochi d’artificio e fiamme. Sul retro, infine, trova spazio un enorme pannello LCD che trasmetterà, tra le tante cose, diverse riprese live curate da una regia di primo livello e alcuni video così pacchiani da essere perfettamente in linea con la loro way of life.

La setlist è stata costruita ad hoc per dare al pubblico il meglio che i Kiss hanno sfornato in quarant’anni di carriera, pescando al massimo tre brani da un singolo disco (ma solo perché Destroyer contiene evergreen del calibro di Detroit Rock City, God of Thunder e Shout It Out Loud) e relegando a Heaven’s On Fire il ruolo di chicca della serata. Un quartetto che si tiene in piedi grazie alla tecnica della coppia Tommy Thayer / Eric Singer, che daranno sfoggio delle loro capacità su Outta This World, e che lascia la parte del leone a Gene Simmons e Paul Stanley, due sessantenni con una forma fisica invidiabile capaci di catalizzare l’attenzione di tutti con un semplice movimento del corpo (o con dei movimenti sensuali, nel caso di Stanley) o con dei messaggi confezionati ad hoc, utilizzati ogni sera davanti al pubblico adorante (ogni riferimento al “siete il miglior pubblico” è puramente casuale). E poco importa se proprio loro due sono vittime delle uniche due gaffe della serata, con uno Stanley letteralmente senza voce nell’encore e con Gene Simmons che allunga per sbaglio il primo ritornello di I Was Made For Loving You.

Il concerto dei Kiss, non a caso (auto)definita(si) The Hottest Band In The World da almeno quarant’anni, è stato aperto dalla performance dei Rival Sons, quartetto californiano figlio dell’hard rock degli anni Settanta autore di un ottimo concerto. Con una vetrina così vasta, di sicuro più importante rispetto al loro recente tour italiano da headliner, gli statunitensi avranno guadagnato grazie alla mezz’ora a loro disposizione più di un fan.

Setlist Kiss: Psycho Circus, Shout It Out Loud, Let Me Go, Rock ‘N’ Roll, I Love It Loud, Hell or Hallelujah, War Machine, Heaven’s on Fire, Calling Dr. Love, Deuce, Say Yeah, Shock Me, Outta This World, God of Thunder, Lick It Up, Love Gun, Rock and Roll All Nite, Detroit Rock City, I Was Made for Lovin’ You, Black Diamond, God Gave Rock ‘n’ Roll to You II (outro)

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