Concerto Saint Vitus Milano Tunnel 24 marzo 2013

Concerto Saint Vitus Tunnel 24 marzo 2013

I Saint Vitus si sono esibiti in concerto al Tunnel di Milano il 24 marzo 2013, per quella che è stata la seconda tappa italiana del loro tour europeo (il giorno prima avevano suonato a Bologna). La scelta del locale, molto piccolo e raccolto, si è rivelata ideale per condurre uno show di grandissimo livello, a dispetto dei pochissimi convenuti. E in effetti la scarsa affluenza era largamente prevedibile: la band statunitense è una leggenda del doom, di quello più grezzo e basilare, intriso di reminiscenze hard rock e primo heavy metal, e per questi motivi non si è mai schiodata dall’underground, all’interno del quale è però un gruppo di culto assoluto. D’altra parte incidere per la SST negli anni Ottanta era garanzia di qualità, e i Vitus sono stati fra i pochissimi metallari ad avere quest’onore.

Veniamo allo spettacolo di ieri sera, però. Che è stato davvero memorabile, uno di quelli in grado di far dimenticare per un po’ i problemi della vita di tutti i giorni e creare un feeling perfetto fra band sul palco e fan appena sotto (niente transenne, potevi stringere la mano a Wino o a Dave, i quali peraltro a fine concerto giravano tranquillamente fra il pubblico). L’acustica del Tunnel si è rivelata buona, capace di esaltare i riff profondi e i tempi lenti di brani storici come “Dying Inside“, “Look Behind You“, “The Troll” e l’immancabile inno “Born Too Late“. Il quartetto, poi, era letteralmente su di giri, e nel caso dei Saint Vitus questo significa che il tasso alcolico era parecchio alto. Dave Chandler (chitarra e principale compositore della formazione) e Mark Adams (basso) hanno fondato il complesso 35 anni fa (ma allora si facevano chiamare Tyrant); nonostante i segni dell’età ci siano tutti, la voglia di suonare per passione è la stessa di trent’anni fa, così come non è scemata affatto l’irriducibile attitudine a fottersene di mode e trend del momento, e ostinarsi a suonare hard & heavy Sabbath-iano in piena marea thrash è una cosa che pochissimi ebbero il coraggio di fare. Chandler non è sicuramente un virtuoso, ma sa tenere il palco perfettamente, pesta la sua sei corde che è una meraviglia quando si tratta di enfatizzare un riff catacombale, suona assoli caotici (leggi: pentatoniche sparate quasi a caso) con i denti o tenendo lo strumento sopra la testa (ma lo sfrega pure sui capelli di un paio di ragazze in prima fila), presenta “Thirsty And Miserable” elargendo una perla del Vitus-pensiero (“Per quelli che domani torneranno al lavoro: vomitate davanti al vostro capo e dite che sono stati i Saint Vitus a chiedervelo“) e a fine show scende a fare in po’ di casino fra la platea. Infine Scott “Wino” Weinrich: c’è chi su disco preferisce la voce più pulita e modulata di Scott Reagers, ma il carisma di Wino è innegabile e rappresenta il valore aggiunto dei Nostri sulle assi di un palco; gli occhi spiritati, gli scatti improvvisi con l’asta del microfono e le smorfie fra un pezzo e l’altro sono tutti trucchi atti a sottolineare la sensazione di malessere che le canzoni sanno trasmettere. L’intero concerto dura un’ora e un quarto o poco più, ma l’intensità è talmente elevata che si è soddisfattissimi lo stesso.

Da citare infine gli ottimi Mos Generator: chiamato ad aprire la serata, questo power trio proveniente dai dintorni di Seattle ha impartito una bella lezione di tiro e presenza scenica. Mescolando hard rock anni Settanta con sfumature southern, un calore nelle parti strumentali di chiara derivazione stoner (in un brano si sono intuiti i Kyuss), un bel po’ di blues e gli eterni riff dei Black Sabbath, la band si è ritagliata mezz’ora di ribalta assolutamente meritata, rendendo l’evento ancor più gradevole.

Setlist Saint Vitus: Blessed Night – I Bleed Black – War Is Destiny – Look Behind You – Let Them Fall – Bleeding Ground – Patra – The Troll – Waste Of Time – White Stallions – Thirsty And Miserable (Black Flag cover) – Dying Inside – Born Too Late

Stefano Masnaghetti

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