Concerto Wu Lyf Circolo Magnolia Milano 29 marzo 2012

Concerto Wu Lyf Circolo Magnolia Milano 29 marzo 2012

Dai Wu Lyf ci eravamo già fatti sorprendere. Il loro esordio “Go tell fire to the mountain” era riuscito nell´intento di turbare, esplicitando quel bisogno di inni rivoluzionari che i tempi ci stanno portando a covare sotto la pelle. Impossibile rimanere indifferenti all´album, più si ascolta più sale il desiderio di ribellione, riscatto. E solo il loro nome, Wu Lyf, acronimo per la misteriosa formula “World Unite Lucifer Youth Foundation” ci aveva stuzzicato, facendoci  pensare ad un impegno eversivo della band. A volte nascono delle band che rappresentano un sogno generazionale. E nel piccolo, si può dire che i Wu Lyf siano tra quelle. E se i testi  sono già di per sé incitanti alla protesta (rimarrà storico il loro grido “No matter what they say, dollar is not your friend”) ci si mette poi la voce straziata del frontman Ellery James Roberts a rendere il tutto più incendiario. Heavy pop, come questi quattro ragazzotti di Manchester amano definirsi.

I Wu Lyf dicevamo, ci avevano stupiti. E al Magnolia, il 29 marzo, lo hanno fatto un´altra volta. Chi si aspettava un’esibizione genuina ma sgangherata si é dovuto ricredere fin dall’incipit del concerto: i Wu Lyf hanno dato esempio di come si possa conciliare perfettamente rabbia, tecnica e virtuosismo. Nessuna sbavatura. La voce del carismatico Ellery James è davvero rauca e sofferente come nel disco, la batteria è furiosa come speravamo (tanto da perdere un pezzo a metà concerto) e l´atmosfera è quasi da stadio, con il pubblico che risponde divertito alle sparate goliardiche in italiano del chitarrista Evans Kati (“Viva la topa!”, “Forza Juve!”) e che si lascia coinvolgere nel cantare a squarciagola gli inni della band. “We bros”, “Spitting Blood”, “Dirt”, “Concrete Gold”, emozionano una dietro l´altra, la band si diverte, il pubblico anche. Ed é tutto un gridare, inneggiare, ridere e sbracciarsi. Squisito intrattenimento.

Ellery James poi incanta per la sua presenza scenica, animalesca da un lato ed elegante dall´altro, quasi felina. Se James Dean fosse nato negli anni ’80 sarebbe forse stato Ellery James, viene da pensare. E complice un impianto luci davvero niente male, ci si ritrova quasi a lasciarsi ammaliare dalla sagoma in controluce del frontman, che si muove a suo agio sul palco, ribelle sì, ma con stile. Niente male insomma per dei “semplici ragazzi di Manchester che suonano Heavy Pop”: prova dal vivo superata con ottimi voti.

Valentina Lonati

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