Cypress Hill Public Enemy Milano, 12 luglio 2011

cypress hill public enemy milano 2011

Nella giornata del 12 luglio l’Arena Civica di Milano ospita uno di quegli eventi che non capitano spesso, accogliendo tre gruppi storici dell’hip hop internazionale come House of Pain, Public Enemy e Cypress Hill. Già alle sette e mezza, terminata l’apertura del romano Noyz Narcos, l’Arena si riempie e nuvole cannabinoidi cominciano a sfidare quelle piovasche su in cielo. Il pubblico è piuttosto eterogeneo e comprende b-boy vecchia scuola, militanti accorsi sul posto per sentire i PE, gente che è venuta “perché comunque è un evento” e amanti della musica in generale, a testimonianza del fatto che i gruppi in scaletta sono di quelli che, a livello di gradimento, esulano i confini dei generi. La conferma dell’influenza avuta da Public Enemy, Cypress Hill e a loro modo anche House of Pain sulla musica “tout court”, viene dalla presenza, tra la gente, non solo dei pezzi grossi dell’hip hop italiano, ma anche di personaggi come Roy Paci e Alioscia dei Casino Royale. L’audience viene messa a dura prova dall’umido e dalle zanzare, che fanno pensare alla giungla vietnamita più che al centro di Milano, ma quando gli House of Pain salgono sul palco, si levano le braccia e le prime file cominciano a saltare e non smetteranno di farlo per le successive quattro ore. Il leader Everlast appare appesantito da un’imbarazzante pancetta, ma riesce comunque, con l’aiuto di Danny Boy e della sua band, a dimostrare che nonostante i lunghi anni di assenza dalle scene, la Casa del Dolore c’è ancora e il suo repertorio non si limita alla hit “Jump Around”, che pure viene accolta con un boato e ballata dall’intera Arena.


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Dopo una breve pausa è la volta dei padri del rap politicizzato, che assieme al logo dell’uomo nel mirino sono diventati delle vere e proprie icone, ben al di là dei confini della cultura hip hop. Quando il talentuoso Chuck D e l’istrionico Flavor Flav si presentano al pubblico accompagnati da dj Lord e dalla sempre presente Security of the First World, l’accoglienza è da stadio. Si parte con la programmatica “Public Enemy n.1”, a cui seguiranno altri classici come “Don’t Believe the Hype”, “911 is a Joke” e soprattutto “Fight the Power”, e nonostante i PE concedano poco alla melodia, la folla risponde e si fa sentire. Imperdibile l’intermezzo che Chuck e Flavor lasciano a Lord per dimostrare le proprie note di turntablist: il dj parte con un discutibile accenno di “Seven Nation Army” dei White Stripes (qualcuno deve avergli detto: “Oh, sei vai a suonare in Italia metti troppo quella canzone, che poi tutti si pigliano bene e fanno «popopopopo»”), ma prosegue scratchando da virtuosista su “Smells Like Teen Spirit” dei Nirvana, conquistando il pubblico più rock-oriented. A fine esibizione, Flavor Flav si prende lo spazio per un piccolo comizio in cui, in maniera simpaticamente contraddittoria, invita gli italiani a perseguire la pace, la fratellanza e, già che ci sono, a comprare la sua autobiografia.


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Arriva il turno degli headliner e, giusto quando i Cypress Hill salgono sul palco, comincia a piovere. Gli spettatori non sembrano però curarsene più di tanto e anzi, qualcuno pare anche gradire una bella rinfrescata. Gli mc Sen Dog e B-Real si presentano con il fidato percussionista Eric Bobo e dj Julio G a sostituire Muggs. Con il loro stile profondamente connotato, le basi ipnotiche e i ritornelli assassini delle loro canzoni, i Cypress in breve incendiano la platea, complice anche le fiamme da dancehall che si levano dal pubblico. Il gruppo di Los Angeles pesca da tutti quanti i propri album, ma a farla da padrone è “Black Sunday”, che viene riproposto per una buona metà, dalla hit “Insane in the Brain” agli “Hits from the Bong”, passando per la versione spagnola di “I Want to Get High”. Non manca, ovviamente, un intermezzo con accensione di cannone prima e di bong poi, giusto a rimarcare la passione di B-Real (soprannominato da Sen Dog “the don of the bong” e “the highest man on the world”, nonostante la bassa statura) e soci per la cannabis e i suoi derivati. I due mc rendono omaggio a più riprese ai loro predecessori sul palco, i Public Enemy, professandosi loro grandi fan e sottolineandone il ruolo chiave nella storia dell’hip hop. Il finale è dedicato alla produzione crossover della band, con “Rise Up” che sembra uscita dritta da un album dei Rage Against the Machine (del resto la traccia è stata prodotta da Tom Morello, come ricordano on stage i Cypress) e “Rock Superstar” che chiude il set nel migliore dei modi, lasciando tutti stanchi e (soddis)fatti. Unica pecca di una serata memorabile, i livelli dei microfoni di Chuck D e B-Real, a tratti inadeguati.

Marco Agustoni

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