Dave Matthews Band – Palafabris, Padova e Milano febbraio 2010

dave matthews band padova 2010
Poche band sono capaci di restare statiche sul palco e catturare l’attenzione del pubblico grazie al solo carisma, e soprattutto fare sfoggio di tecnica eccellente senza cadere nella trappola della freddezza e del puro esercizio di bravura fine a sé stesso: ecco, la Dave Matthews Band riesce a centrare l’obiettivo in entrambi i casi. Ultima data per la band e un’affluenza di tutto rispetto (proveniente anche dalle vicine basi Nato e da vari stati stranieri) per un concerto che ha consacrato la fama degli statunitensi anche in Italia.

PADOVA 25 febbraio 2010

Gli Alberta Cross, band di apertura per questa leg europea, non ci hanno esaltato: il loro breve set di rock infarcito di blues è stato accolto in maniera fredda e non è mai riuscito a decollare. Molto probabilmente le grosse aspettative per questa band, dipinta Oltreoceano come la nuova sensazione del rock a stelle e strisce, si sono sgonfiate di fronte ad uno show che non va oltre ad una sufficienza tirata.

Pochi minuti dopo le 21 sale sul palco la Dave Matthews Band, per un live per tutti, dai ragazzi agli adulti, a base di musica a 360 gradi: dal funk al jazz, passando per il folk e il rock più acustico. Il tutto diretto dalla chitarra acustica e dalla voce blues del frontman e dalla batteria di Carter Beauford, il vero motore della band. Una scaletta apparentemente “normale”, nella quale sono presenti anche due classici della storia della musica moderna come “All along the watchtower” di Bob Dylan e “Sledgehammer” di Peter Gabriel; ma che, come da tradizione, è stata allungata dalle lunghe improvvisazioni funky/jazz, che hanno portato la durata dello spettacolo a quasi tre ore. Presenti alcuni siparietti ironici di Dave Matthews, che ironizza sulla sua poca conscenza della lingua italiana, che però non cadono nella trappola di calare il ritmo di uno show rimasto sempre su alti livelli.

I brani del nuovo “Big Whiskey and the GrooGrux king” (ben sette gli estratti) sono stati accolti dal numeroso pubblico “devoto alla causa” in maniera calorosa, e brani come “Funny the way it is” hanno già assunto lo status di classico della band. Il resto della scaletta esplora il resto della carriera in maniera discreta, ma a conti fatti piuttosto sommaria: presenti buona parte dei classici della band, anche se l’esclusione di quella “Crash into me”, che li lanciò nel mercato americano, pesa troppo.

Possiamo parlare, di fronte ad uno show che si candida già da ora tra i migliori dell’anno, di definitiva esplosione in Italia del fenomeno Dave Matthews Band, con quasi tre lustri di ritardo rispetto a quanto avvenuto negli States a metà anni Novanta? Dall’affluenza delle tre date, l’opinione può essere solamente positiva; dalla conferma che, da questo tour, l’Europa sarà parte integrante dei tour della band, i sospetti positivi sembra diventeranno realtà.

Setlist: One Sweet World, Satellite, Spaceman, Seek Up, Funny The Way It Is, Seven, Don’t Drink The Water, So Damn Lucky, Why I Am, Lying In the Hands of God, When The World Ends, So Much to Say, Anyone Seen The Bridge, Too Much (fake), Ants Marching, You & Me, Stefan solo, All Along The Watchtower (Bob Dylan cover)  
Encore: Baby Blue, Sledgehammer (Peter Gabriel cover), Shake Me Like a Monkey, Two Step  

Si ringrazia Zed Live per la collaborazione

Nicola Lucchetta

 

MILANO 22 febbraio 2010

Dave Matthews fa capolino quasi subito sul palco, e sotto lo sguardo divertito e riverente del pubblico molto timidamente (atteggiamento anti-star che dovrebbe essere di esempio per molti, ndr) presenta la band che questa sera suonerà di spalla alla DMB: tocca agli  “Alberta Cross” di Brooklyn, che con il loro rock venato di blues, regalano al pubblico una buona oretta di musica.

Alle nove meno un quarto esatte ecco salire sul palco la Dave Matthews Band al completo ed è la spiazzante “Proudest Monkey” a fare d’apertura; è poi la volta di “Satellite” accolta con una giusta ovazione dal pubblico, l’intensità che da subito la band sprigiona è difficile da spiegare, un vero spettacolo per occhi e padiglioni auricolari.
Con “You Might Die Trying” si entra nel vivo dello spettacolo con Carter Beaudford, dietro la batteria, vera e propria divinità delle pelli; segue la più recente “Funny the Way It Is”, eseguita fedelmente e ben sostenuta sul coro dal pubblico, quindi “Seven” e la toccante “Crash Into Me” con dedica di Dave all’audience milanese; a ruota la bellissima “So damn Lucky” che fa notare un Tim Reynolds in gran spolvero.
Stupisce e non poco la potenza live di “Why I Am”, una vera botta sonora; coinvolgente e colorata da una lunga coda di violino di Boyd Tinsley è “Dancing Nancies”; poi ancora un estratto dall’ultimo disco “You And Me”, e l’inneggiante “Don’t Drink The Water” chiude la prima parte di show.

Richiamati a gran voce dal Palasharp per i bis ecco salire sul palco Dave (con la sua mini guitar) che regala la perla “My Baby Blue”: l’atmosfera magica sarebbe perfetta se non fosse tristemente rovinata da un paio di ignoranti più interessati a parlare dei fatti propri ad alta voce, dimostrando un atteggiamento che francamente va oltre la mia comprensione. Sono “Everyday” e la spettacolare “Ants Marching” a chiudere le danze questa sera.

Dopo ben due ore e quaranta di musica tornare a casa dopo un concerto della DMB ti fa sentire davvero bene, sono mancate dalla scaletta alcune canzoni (vedi “Two Step” sigh! ndr) ma si sa che tutti non si possono accontentare! Il fatto che questa data sia avvenuta in concomitanza con la kermesse sanremese, che ben altre “gioie” ha regalato, non fa che confermare questa convinzione.

Renato Ferreri

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