David Gilmour – Teatro degli Arcimboldi, Milano 24 marzo 2006

David Gilmour, presentando il nuovo “On A Island” ha messo per sempre la parola fine al sogno di vedere riuniti i Pink Floyd, pare sia stanco degli enormi tour susseguenti ogni album dello storico gruppo inglese.

L’attesa per questo concerto, arricchito dalla presenza di un’altra colonna portante dei Pink Floyd come Richard Wright è quindi aumentata vertiginosamente, poiché molti vi hanno scorto l’ultima possibilità di vedere insieme almeno due dei quattro musicisti. Gilmour non viene in Italia dal tour di “The Division Bell” del 1994: quando, puntualissimo, si presenta sul palco degli Arcimboldi, il teatro è un tripudio di flash e battiti di mani. Lo schema del concerto è lo stesso del resto del tour: prima parte in cui presenta il nuovo disco, pausa e ultima ora e mezza di Pink Floyd. A mio parere un’ottima scelta che non mischia passato e futuro, ma che anzi li tiene ben distinti tra loro. L’inizio è lasciato all’ottima “Castellorizon”, che propone il tipico suono pulitissimo di Gilmour e che, suggestiva, a tratti ricorda “Marooned”. Seguono, come su disco, “On A Island” e “The Blue”, dopo di che giunge il momento di “Take a Breath”, secondo me il pezzo migliore dell’album e che sarebbe stato benissimo in entrambi gli album dell’ultima evoluzione dei Pink Floyd. Il pubblico dimostra di gradire molto, anche se si fa sempre più insistente la voglia che termini questa prima parte e che inizi quella dedicata al mito. Prima della pausa, David ci incanta con “Where We Start” che dimostra ancora una volta quanto questo artista possa ancora dare alla musica. Un brivido percorre inevitabilmente la mia schiena sulle struggenti note di “Shine On Your Crazy Diamond”, che apre la parte più attesa del concerto. Per i molti che, come me, non hanno avuto la fortuna di poter vedere i Pink Floyd è un momento indescrivibile. Gilmour è perfetto, chiudo gli occhi e mi ritrovo ad ascoltare il disco. Poi è un continuo susseguirsi di emozioni e di ricordi cullati dal timbro ineguagliabile della sua Fender e dall’altrettanto inconfondibile suono delle tastiere di Wright, che riceve continuamente le ovazioni di un pubblico ormai fuori di sé. Bellissima “Time” incastonata tra le due parti di “Breathe” e soprattutto Echoes, proposta integralmente e che mai avrei creduto di poter sentire live. Il finale ci regala “Wish You Were” e “Confortably Numb” che da sole valgono il prezzo del biglietto e che fanno crescere i rimpianti di chi si è mosso troppo tardi per trovare i biglietti disponibili.

Setlist: Castellorizon – On An Island – The Blue – Take a Breath – Red Sky at Night – This Heaven – Then I Close My Eyes – Smile – A Pocketful of Stones – Where We Start – Shine On You Crazy Diamond (Pt.1-6) – Wot’ s Uh… The Deal – Wearing The Inside Out – Breathe – Time – Breathe Reprise – Dominoes – High Hopes – Echoes – Wish You Were Here – Comfortably Numb.

AL.M.

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