Deep Purple – Mediolanum Forum, Assago (MI) 15 dicembre 2009

Deep Purple 2009

Immaginate una scaletta con ogni classico che si rispetti di ogni era dei Deep Purple con Ian Gillan alla voce. Togliete “Perfect Strangers” ed aggiungeteci “Wasted Sunset” e “Bloodsucker” ed otterrete se non la purple list perfetta, quella che più ci si avvicina.

Se si aggiunge il fatto, poi, che i megaschermi ed i giochi di luce erano assenti dall’ultimo tour con Blackmore, arriviamo alla chiusura perfetta del cerchio: stasera bisognava esserci. Giunti all’ennesima data di questo mini tour italiano, i rocker inglesi paiono davvero aver raggiunto quell’equilibrio che ti permette di mettere insieme grandi show di due ore precise, senza soste e, soprattutto, avendo superato i sessanta. Premesso ciò, parliamo di musica.

La partenza, affidata ad “Highway Star”, è di quelle che tolgono il fiato: Ian Paice in gran spolvero (e sobrio), Steve Morse sempre più motore vitale del combo e gli altri dietro come delle macchine perfette. Unico neo, l’inizio di Gillan, che forse paga un po’ il fatto di costringere la sua ugola agli straordinari con un brano così tirato. Da qui in poi le macchie saranno assenti. Scaldata la voce, il singer darà sfoggio della propria classe per tutto l’arco della serata, regalando brividi ripetuti soprattutto sui pezzi d’atmosfera (su tutti, la già citata “Wasted Sunset”, che per un fan dei Deep Purple vale come il 6 al superenalotto). Le urla belluine dei bei tempi sono lontane, ma non potrebbe essere altrimenti, cantando ogni sera a quest’età. Straordinario è però il gruppo nella somma delle proprie parti, tanto che persino Steve Morse e Don Airey sembrano non aver mai suonato altro nella propria vita. Il primo, come detto più volte, rimane il vero segreto degli ultimi quindici anni di storia “viola”: pur non essendo più un ragazzino, rappresenta ancora la vera marcia in più, quella che fa viaggiare a mille tutti gli altri e che toglie loro la polvere dalle spalle. Il secondo, invece, è riuscito nel miracolo di non far rimpiangere Jon Lord che, per chi scrive, era forse ancora più importante di Blackmore per il suono della band. Insomma, facendo tutti gli scongiuri del caso, questa formazione è ancora in grado di emozionare per parecchio tempo, con o senza nuovi album. Tra i momenti più alti, di certo, “The Battle Rages On”, tornata finalmente in pianta stabile nel set, “Fireball” e “Picture Of Home”. Imprescindibili.

In apertura avevamo apprezzato la strepitosa superband di Maurizio Solieri, che ha proposta mezz’ora di hard rock tiratissimo e per la maggior parte strumentale. Confermate le ottime impressioni raccolte a Jesolo, il disco che, come c’ha raccontato lo stesso Maurizio insieme al mitico ‘Gallo’ poco prima di salire sul palco, uscirà a febbraio 2010 sarà un ascolto obbligato per gli appassionati di buona musica.

Luca Garrò

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