Deep Purple – Palazzo del Turismo, Jesolo (VE) 11 dicembre 2009

Deep Purple 2009

Che in Italia i Deep Purple godano di un seguito di fan gigantesco lo sappiamo: pur passando almeno una volta all’anno nello Stivale, sono capaci di portare ad ogni loro data un botto di gente. Ma non ci saremmo mai aspettati un successo clamoroso come quello di Jesolo, per la data che chiude il calendario 2009 del Palazzo del Turismo: tanta gente di tutte le età, ad occhio più dei Franz Ferdinand pochi giorni prima, è venuta nella nota località balneare per sentire i brani che sono veri e propri classici del rock, conosciuti anche dalla gente che non sa cosa sia una chitarra elettrica.
Un ospite d’eccezione per scaldare la serata: Maurizio Solieri, forse il più famoso dei chitarristi che accompagnano Vasco Rossi nei suoi tour, ha radunato per queste sei date una formazione di superstar, tra cui Claudio “Gallo” Golinelli (altro noto componente della band del Blasco) e Michele Luppi, cantante molto famoso ed apprezzato negli ambienti hard and heavy. Nella mezz’ora a disposizione sono stati proposti tre brani che saranno presenti nel suo nuovo disco solista, in uscita ad inizio 2010, e una serie di altri brani, tra cui una citazione di “C’è chi dice no” che, siamo sicuri, sarebbe stata apprezzata anche da chi Vasco Rossi non lo può vedere. Formazione di classe e di livello superiore, che ha raggiunto l’obiettivo prefissato con ampio margine.

Piazzare due brani giganteschi nella carriera dei Deep Purple come “Highway star” e “Strange kind of woman” nella prima manciata di pezzi, farebbe pensare che la band inglese avesse intenzione di giocarsi le cartucce più importanti già dall’inizio. Grandissimo errore: la loro discografia è così vasta che a fine serata vi saranno anche delle esclusioni clamorose del calibro di “Child in time” e “Speed king” (la seconda prevista in scaletta ma, all’ultimo momento, limitata ad una citazione prima di “Hush”), e tutto il periodo della Mark III, a dimostrazione che la band di Ian Gillan ha così tanto materiale che potrebbe andare ben oltre le due ore proposte a Jesolo. Una scaletta di qualità, bene o male la stessa proposta nelle altre date del tour, e leggermente ampliata rispetto all’improvvisato concerto all’IDay Festival dello scorso agosto, come rimpiazzo last minute degli Oasis. A contorno, un palco tanto semplice quanto dotato dal punto di vista delle luci, con due pannelli laterali dedicati alla trasmissione di video e del gruppo on stage. Durante la serata, viene dedicato dello spazio anche per degli assoli di batteria, hammond, chitarra (due, uno più lungo e uno più breve prima di “Smoke on the water”) e un divertente siparietto del bassista Roger Glover nell’encore.

L’impressione che la band ci ha dato è ampiamente positiva: al contrario di tante altre, i cinque ci appaiono come un gruppo di amici che vuole solamente divertirsi on stage. Il tutto in modo genuino e senza tante forzature. Dal punto di vista fisico i Nostri sono quasi tutti in forma: sugli scudi uno Steve Morse che dimostra almeno dieci anni in meno di quelli anagrafici, un’opinione un po’ meno positiva però su Ian Paice e Don Airey, visibilmente sovrappeso. Su una cosa però i Deep Purple non ci tradiranno mai: la tecnica strumentale. Una macchina precisa e potente, che non sbaglierà una nota nel corso della serata. L’unico che purtroppo sta sentendo il peso degli anni è Ian Gillan: ineccepibile sulle note basse (anzi, meglio che a inizio carriera), ma “scadente” sulle note alte, molto spesso “saltate” o fatte cantare al pubblico. Questa sarà la motivazione principale che ha costretto i Nostri ad escludere i già citati brani “Child of time” e “Speed king”; ma in ogni caso la performance di Gillan resterà ineccepibile e di gran lunga superiore rispetto a quella offerta dai suoi coetanei (ogni riferimento allo stato di salute di David Coverdale nel tour dello scorso anno è puramente casuale).

Secondo concerto dei sei previsti in Italia per gli inglesi Deep Purple: un bagno di folla che conferma, ancora una volta, l’amore che l’Italia ha per uno dei nomi storici dell’hard rock mondiale. E, a conferma della fama costruita dalla band nei quarant’anni di carriera, l’aria che si respirava al Palazzo del Turismo ci fa pensare che il grosso dei presenti non fosse stato là solamente per sentire le famose note di “Smoke on the water”

Setlist: Highway Star, Things I Never Said, Not Responsible, Strange Kind Of Woman, Wasted Sunsets, Rapture Of The Deep, Fireball, Guitar Solo, Sometimes I Feel Like Screaming, The Well Dressed Guitar, Pictures Of Home, Lazy, No One Came, Keyboard Solo, Perfect Strangers, Space Truckin’, Smoke On The Water
Encore: Hush, Black Night

Si ringrazia Azalea Promotion, e in particolare Luigi Vignando, per la consueta collaborazione

Nicola Lucchetta

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