Depeche Mode – Stadio Olimpico, Roma 16 giugno 2009

Più Martin Gore che Dave Gahan. È l’immagine forte che resta impressa nella prima data romana dei Depeche Mode: un gruppo decisamente in palla, in cui l’esponente di maggior carisma, quello che sinora si era sempre caricato sulle spalle tutto il peso della band sul palcoscenico, per forza di cose deve lasciare ampia parte della ribalta a quel musicista che troppo spesso non ha ricevuto tutte le lodi che merita.

Era difficile chiedere di più a Gahan, reduce da una rimozione di un tumore alla vescica poco meno di un mese da, ma l’inizio del concerto (alle 21 anziché 21.30 come stampato sui biglietti. E in molti si lamenteranno…) è balbettante, a dir poco. Voce bassa, qualche stecca, qualche entrata fuori tempo: ci si concentra più sulla scenografia alle spalle della band, un maxischermo sovrastato da una sfera che di volta in volta assume forme e colori diversi. Ma finito il trittico iniziale che ricalca quello dell’ultimo disco Sounds Of The Universe, in cui nemmeno la splendida Wrong riesce a spiccare come dovrebbe, Gahan pare liberarsi dei timori che sembravano frenarlo e Walking In My Shoes risveglia pubblico e band.
Ma dura troppo poco. Già in It’s No Good ritorna qualche stecca e il resto del concerto si muove fra alti e bassi, con Gahan che si appoggia un po’ troppo spesso e un po’ troppo a lungo al pubblico, a cui fa intonare diversi ritornelli. A Gore, poi, vestito di un’invidiabile completo di lustrini argentati, viene lasciato il microfono per Little Soul e Home, in versioni estremamente minimali.
È la seconda parte del concerto, in cui spiccano In Your Room, I Feel You e Never Let Me Down Again a lasciare i ricordi migliori, insieme all’accoppiata di bis in cui tutti i 50.000 dell’Olimpico si ritrovano a cantare e ballare l’immortale cavallo di battaglia Personal Jesus. La conclusione e’ affidata alle voci di Gahan e Gore, per una versione intima di Waiting For The Night.

I Depeche Mode restano un gruppo con quasi trent’anni di vita sui palchi di tutto il mondo, ma questa volta la sensazione forte è che se la siano cavata più col mestiere che con l’anima. Difficile chiedere di più, ma era lecito aspettarsi qualcosa di meglio.

Setlist: In Chains, Wrong, Hole To Feed, Walking In My Shoes, It’s No Good, A Question Of Time, Precious, Fly On The Windscreen, Little Soul, Home, Come Back, Peace, In Your Room, I Feel You, In Sympathy, Enjoy The Silence, Never Let Me Down Again, Stripped, Master And Servant, Strangelove, Personal Jesus, Waiting For The Night

Grazie a Francesca Serravalle

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