Dillinger Escape Plan – Circolo Magnolia, Milano 3 febbraio 2010

Dopo ben otto anni tornano nel capoluogo lombardo i Dillinger Escape Plan. La band sta tenendo un particolare mini tour prima dell’uscita del nuovo disco. Particolare perchè, invece di suonare i soliti 40 minuti è in programma un’ora e mezza di musica. Già prima di arrivare si sa che sarà la setlist più lunga mai eseguita dal vivo. Ben 18 canzoni. C’è quindi da uscirne malconci.

 

Muscoloso come Lou Ferrigno, Greg Puciato sale sul palco con la sua classica felpa che presto si toglierà. E iniziano i giochi. Con una potenza di fuoco spaccasassi, che tra precisione chirurgica, intensità e massa sonora, veloce e frenetica, ti arriva sui denti a 200 all’ora.
Si parte con un pezzo proveniente dalla nuova release. Per poi dare l’assalto con brani da “Miss Machine” e “Ire Works”. Un massacro assoluto. La band suona perfetta, come se stesse mettendo su un disco e facesse finta come ad un Festivalbar dell’Inferno.
Non ce n’è, uno dei gruppi che dal vivo, oltre a proporre un personale visione sonora fa divertire. I due chitarristi saltano sul palco da una parte all’altra come grilli, si contorcono, mentre il batterista sembra in realtà un robot-macchina per quello che tira fuori da dietro le pelli.

Arriva il magistrale “Sugar Coated Sour” (da “Calculating Infinity”) che prende a mazzate gli astanti. Dopo si apprezza anche un brano dal favoloso ep “Irony Is A Dead Scene”, oltre ad un altro paio di nuove canzoni tra cui spicca “Farewell, Mona Lisa”, che il pubblico accoglie manco fosse un pezzo della Pausini a San Siro.
Il concerto si chiude con il “classicone” “43% Burnt”. Confusione totale, con Puciato che cerca di camminare sulle teste del pubblico (poi si aggrappa ai tralicci del palco) e con il chitarrista Ben Weinman che si lancia con il suo strumento sul mare di folla.

Luca Freddi

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