Disturbed – Alcatraz, Milano 16 giugno 2009

Tantissima curiosità avvolgeva l’esibizione dei Disturbed, band di punta del metal moderno a stelle e strisce, in occasione di un’apparizione italiana che mancava da troppo tempo.

Forti di un seguito notevole (riempire l’Alcatraz per più della metà non è impresa per tutti) nonché giovane, gasato e deciso a spaccare tutto, i Nostri hanno proposto i loro pezzi per un’ora e venti intensissima, non un minutaggio eccessivo, ma più che sufficiente per regalare ai propri fans una serata da ricordare.

Sugli scudi David Draiman, cantante dotato di gran carisma che, tra le altre cose, si è pure lanciato in un’invettiva contro i culi piatti posizionati in balconata (o meglio zona bar del locale) nonostante avesse appurato che una buona metà dei convenuti non masticasse granché nemmeno l’inglese più elementare. Parlando di note squisitamente tecniche, il frontman ha catalizzato su di sé l’attenzione sin dall’ingresso on-stage (vedrete le foto e capirete, ndr), per poi non risparmiarsi nei suoi vocalizzi caratteristici e nelle melodie che spesso infarciscono gli aggressivi pezzi della band. Setlist comunque bilanciata e spazio anche alle chicche dal passato, provenienti da quel The Sickness (“The Game” è ancora più mostruosa in sede live) che li lanciò oramai quasi un decennio fa, e dal bellissimo Believe (l’apoteosi della serata è stata probabilmente raggiunta con “Liberate”, posta come secondo brano). Le hits più moderne come “Ten Thousand Fists”, “Stricken”, “Just Stop” e “Inside The Fire” hanno coinvolto al massimo il pubblico, che ha regalato un bel movimento sotto il palco e ha cantato costantemente insieme ai ragazzi sul palco. Facendo i pignoli, la cover di “Land Of Confusion” sarà anche obbligatoria per i corettoni o-o-e-o-o del ritornello, ma avremmo onestamente preferito la nuova “Perfect Insanity” o comunque qualcosa dall’ultimo “Indestructible”.

Certo la proposta dei Disturbed non è esattamente varia di ritmiche o di soluzioni, molti momenti sono effettivamente simili gli uni agli altri, tuttavia la band non ha fatto prigionieri, dimostrandosi solida e rodata. Un nome su cui puntare per il futuro a occhi chiusi, e in questi anni simile certezza non è roba da poco.

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