Download Festival 2012 Prodigy Metallica Black Sabbath (ESCLUSIVA)

Il Download Festival 2012 è l’evento hard & heavy dell’anno. Giunto al decennale il Download Festival (erede del Monsters Of Rock di Donington Park giunto nel 2010 alla trentesima edizione) rappresenta l’unica occasione di vedere dal vivo i Black Sabbath con Tony Iommi alla chitarra. Già questo basta per giustificare la presenza. In aggiunta una bill stratosferica con non solo headliner di livello (Prodigy e Metallica) ma una quantità di band di valore totale. Grazie alla collaborazione con gli amici di Team Rock (potete ascoltarli sulla radio ufficiale del Download cliccando qui) che ancora una volta ci offrono ospitalità e possibilità di utilizzare le loro strutture, arrivo al circuito già nel tardo pomeriggio di giovedì 7. E, parliamoci chiaro, la prima domanda che ci viene in mente è “ma che cazzo di freddo fa?”: acqua della madonna, vento assurdo e temperatura al limite del polare considerando il periodo (10 gradi…), l’area concerti è ancora chiusa ma il fango che la avvolge ci ricorda l’apocalisse Jonschwil. Fortunatamente anni (ma anni) di concerti e festival mi hanno insegnato che gli stivali da pescatore con incerate e i vestiti più disfatti (ma caldi) che avete (più una dose settimanale di cambio biancheria) sono indispensabili quando andate a eventi di tre giorni o più. La fortuna di dormire dentro un camper riscaldato è paragonabile a quella di trovare un’oasi nel deserto, il wifi non funziona ma pazienza, intanto ci asciughiamo e ci prepariamo alla prima giornata che sarà, senz’ombra di dubbio, la più difficile…

Credits: all pics by Steve Brinkman, very special thanks to Team Rock

Venerdì 8 giugno 2012 – La pioggia non smette mai, il bollettino meteo promette acqua fino a sabato pomeriggio e vista la situazione gli organizzatori decidono di ritardare l’apertura dei cancelli. I trattori buttano paglia per lo meno nelle zone antistanti i palchi, la gente inizia lentamente ad affluire nell’area concerti dopo un paio d’ore rispetto all’orario previsto, saltano dei gruppi (Rise To Remain ma anche gli Europe, in ritardo col volo e imbottigliati in autostrada) e altri vengono rischedulati su altri stage coperti. Le tre zone stampa sono allestite e coperte al meglio possibile, addirittura viene confermato che alcune band svolgeranno dei set acustici in loco nonostante le avverse condizioni meteo. La cosa che però mi ha sconvolto è il modo in cui il pubblico ha vissuto tutta la situazione: fottendosene. Bordello, battaglie in mezzo al fango, pogo scatenato non appena i Fear Factory prendono lo stage principale (il Jim Marshall Stage) e che la festa abbia inizio. Fanculo al tempo infame siamo qua per spaccarci. In Italia probabilmente qualcuno avrebbe aperto qualche petizione su Facebook per chiedere il rimborso, la gente sarebbe ritornata a casa perchè sarebbe arrivata solo con le infradito o cose del genere, qui è un bordello, k-way e felpone e via come se niente fosse a fare i circle-pit. Certo i movimenti sono difficili ma fa niente, it’s rock and roll baby. Nof-X e Billy Talent si esibiscono prima dei Machine Head, uragano assoluto di giornata che pur con una setlist di roba nuova alzano i decibel in modo improponibile, benchè il vento disturbi e non poco l’audio. Il freddo inizia a farsi sentire quando raggiungo gli Opeth allo Zippo Encore Stage (il second stage per farla breve) riuscendo giusto a sentire “Deliverance” che chiude il set. Dopo di loro arrivano i Nightwish abituati a temperature polari anche d’estate, ma il coinvolgimento non scatta, decido quindi di tornare a sballarmi con Chase & Status (approfonditi meglio in Polonia qualche giorno fa) in attesa di trovarmi di fronte al primo clash allucinante della giornata: Prodigy o Slash? Iniziano entrambi alla stessa ora, non contento di aver il fango anche nelle mutande mi sparo l’inizio dei Prodigy con “World’s On Fire” e “Breathe” che scatenano la violenza più totale specialmente nelle primissime fila, quindi arriva l’inedito “Jetfighter” seguito da “Omen” che deflagra con furia assurda nell’area. Vado a riprendere fiato con Slash e Myles Kennedy, entrambi bardati da far paura, che con chiodo e mille magliette fanno impazzire la folla con “Mr.Brownstone” e altre hits dell’epoca Guns. Kennedy è Dio come sempre, la band nonostante il vento regge bene e si presenta mezza biotta per l’encore “Paradise City“. Delirio. Tirando le somme, la prima giornata la vince il fango, subito dopo i Prodigy, live act colossale e da non perdere al prossimo Heineken di luglio. Peccato per il sound che, nonostante l’impegno dei fonici, non ha potuto lottare contro il vento e da metà area concerti in poi arrivava a ondate.

Prodigy Setlist: World’s On Fire, Breathe, Jetfighter, Omen, Poison, Thunda Dub, Voodoo People, Firestarter, Run, Spitfire / Spitfast, Omen (Reprise), Invaders Must Die, Diesel Power, Smack My Bitch Up, Take Me To The Hospital, AWOL, Out Of Space, Their Law.


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Sabato 9 luglio 2012 – Il secondo giorno si apre con una pioggia meno insistente di ieri (che svanirà nel corso del pomeriggio); meno male, anche perchè sarebbe stata dura resistere altre dodici ore sotto il diluvio! Si inizia presto a sgobbare ma è un piacere farlo se ad aprire le danze sono i Fozzy di Chris Jericho (quando Team Rock lo ha portato per le interviste nel suo spazio, ammetto di aver messo da parte una trentina d’anni e di essere tornato 15enne per farmi autografare di tutto, ndr), seguiti da quella bella figliola di Lzzy degli Halestorm. Il pubblico è già numeroso, oltre ventimila persone sono dentro l’area concerti ancora più sporche di venerdì e ancora più vogliose di devastarsi. As I Lay Dying e i veterani Saxon aprono il palco principale (a proposito qua nessuno si lamenta perchè il gruppo storico suona a mezzogiorno e gli You Me At Six alle nove di sera, se la godono tutti e basta, ndr un’altra volta), quindi è il momento del pranzo (osceno come sempre) consumato con panini indegni che fanno piangere calde lacrime pensando al mitico Paninaro di Piazzale Zavattari a Milano (se siete piccoli non potete capire). Trivium e Steel Panther a queste latitudini godono di un seguito assoluto, addirittura i finti glammettoni si portano sul palco Corey Taylor per cantarci insieme “Death To All But Metal“. A proposito del cantante degli Slipknot, il più intimo Pepsi Max Stage ha accolto il suo breve set acustico svoltosi verso le 19, ma la sorpresona è arrivata al termine del set: Corey ha ricevuto il premio da Metal Hammer UK come miglior prestazione al Download Festival degli ultimi dieci anni a nome degli Slipknot. Commozione vera quella provata da Taylor, sempre più uno dei volti simbolo di una generazione che si identifica in tutto e per tutto con la sua voce e le sue band. Dicono che i Biffy Clyro abbiano fatto faville sul palco principale, bella per loro ma noi eravamo a divertirci con i Killswitch Engage del rientrante Jesse Leach. Proprio quando partono le note di “Hit The Lights” esce un beffardo sole (oramai al tramonto), cala il freddo un’altra volta ma la convinzione è che domenica ci sarà un tempo decente per accogliere come si deve Tony Iommi. Ed è vedendo Hetfield con il giubbino di jeans toppato Sabbath che la mente va già al super evento che si svolgerà tra 24 ore. I Metallica? Bè ma loro qua sono di casa, settima volta a Donington ed ennesimo successone. Quando parte “The Four Horsemen” manca poco che lanci in aria l’ipad (sì sono un vecchio fighetto oramai e dovevo rimediare al ritardo di ieri nello scrivere causa maltempo, quindi?, ndr e tre), per il resto la setlist è la stessa di Udine. I vincitori della giornata, Y2J a parte,  sono però i Tenacious D di Jack Black e il loro cazzone Fenix che giganteggia sullo sfondo. Assoluti. A domani per l’appuntamento con la storia…

Metallica Setlist: Hit the Lights, Master of Puppets, The Four Horsemen, For Whom the Bell Tolls, Hell and Back, The Struggle Within, My Friend of Misery, The God That Failed, Of Wolf and Man, Nothing Else Matters, Through the Never, Don’t Tread on Me, Wherever I May Roam, The Unforgiven, Holier Than Thou, Sad But True, Enter Sandman, Battery, One, Seek & Destroy.

Da Donington Paolo SisaCredits: all pics by Steve Brinkman, very special thanks to Team Rock


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Domenica 10 luglio 2012 – Siamo imbottigliati in una coda assurda, ci vorranno dalle due alle quattro ore per riuscire a uscire dai parcheggi, ma l’adrenalina e l’emozione è tale che fa passare in secondo piano i problemi di viabilità, la stanchezza disumana e la febbre gialla che probabilmente ci siamo presi in questi tre giorni al Download. Ho rivisto i Black Sabbath dopo quattordici anni (era il Gods Of Metal ’98), mancava Ward ma c’era Iommi, il grande Iommi. Basta. Non c’è altro da aggiungere, la storia è stata fatta a Donington Park, l’atmosfera era allucinante, chiunque sapeva che stava per assistere a un evento storico, probabilmente irripetibile. La giornata è stata soleggiata e con pochissime nubi, il fango è diventato solido e muoversi in certe zone era impossibile. C’era uno spettacolare torrentino di piscio e altre amenità che arrivava dai bagni chimici esplosi fino all’area concerti, qualcosa di onirico da vedere e soprattutto da annusare. Ma questi sono dettagli, posso assicurarvi che ogni singola band che ho visto on stage ha detto al microfono che non vedeva l’ora di vedere i Black Sabbath, era quasi una funzione religiosa, un rito oscuro se preferite, ma oggi c’erano solo loro nella mente di chiunque. Nell’area stampa si brindava insieme agli artisti che passavano al concerto dei Sabbath, c’erano musicisti non in cartellone che erano venuti anche da lontano espressamente per esserci questa sera. Il mondo dell’hard & heavy era raccolto di fronte a Ozzy, Geezer e Tony, tre persone che molti anni fa hanno contribuito in modo decisivo a creare ciò che ha accompagnato la nostra vita, che ha ispirato centinaia di gruppi e che c’ha reso ciò che siamo. Non mi interessa nulla che tutto ciò possa suonare pacchiano o ridicolo: vaffanculo sono i Black Sabbath. Una setlist non certo lunga ma con tutte le canzoni che contavano, Ozzy sgraziato al solito, GZR irrequieto al solito e Iommi posato al solito, con una quantità infinita di classe e una serenità (apparente?) che faceva davvero male a chi assisteva sapendo il suo stato di salute Non lo nego, mi sono commosso all’inizio e quando il pubblico cantava il nome di Iommi all’unisono; ho anche pogato con chiunque su più di un pezzo, si muovevano tutti, anche chi non aveva mai fatto a spallate in vita sua. E’ stato probabilmente uno dei Download migliori di sempre musicalmente parlando e uno dei peggiori di sempre per il meteo, il clima e le condizioni di alcune zone del camping. Tuttavia quando Ozzy ha salutato dopo “Paranoid” non c’era più nulla da dire, di cui lamentarsi, di cui parlare. Solo un colossale applauso e un ultimo inchino della band sul palco. Grazie. Davvero.
Tre parole, davvero solo per dovere di cronaca, sugli altri acts che si sono alternati sui due palchi principali oggi. I Soundgarden hanno preceduto i Sabs proponendo un set sintetico ma molto apprezzato. Cornell in ripresa vocalmente parlando. Dall’altra parte i Rise Against hanno raccolto i più giovani sotto lo Zippo Encore Stage ma non hanno brillato, forse troppa emozione. I Megadeth sono stati supportati da un pubblico che avrebbe però preferito un altro tipo di setlist, mentre i Refused sono stati tra i migliori di tutto il festival, scatenando un autentico pandemonio sopra e davanti al palco. Infine Lamb Of God e Anthrax hanno vinto il premio di giornata per i più grandi mosh e circle pit, Zakk Wylde ha fatto troppi assoli al solito e i Black Sabbath hanno fatto la storia. L’avevo già detta questa?

Megadeth Setlist: Never Dead, Head Crusher, Hangar 18, She-Wolf, Trust, Poison Was the Cure, Sweating Bullets, Whose Life (Is It Anyways?), Public Enemy No. 1, Symphony of Destruction, Peace Sells, A Tout Le Monde, Angry Again, Holy Wars… The Punishment Due.
Soundgarden Setlist: Spoonman, Let Me Drown, Gun, Outshined, Jesus Christ Pose, Drawing Flies, Hunted Down, Ugly Truth, Fell On Black Days, My Wave, The Day I Tried To Live, Rusty Cage, Black Hole Sun, Beyond The Wheel.
Black Sabbath Setlist: Black Sabbath, The Wizard, Behind the Wall of Sleep, N.I.B., Into the Void, Under the Sun, Snowblind, War Pigs, Sweet Leaf, Drum Solo, Iron Man, Fairies Wear Boots, Tomorrow’s Dream, Dirty Women, Children of the Grave, Paranoid.

Da Donington Paolo SisaCredits: all pics by Steve Brinkman, very special thanks to Team Rock


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